My first Christmas
A Christmas-themed horror movie by Bia,
the youngest star ever at Rosmillario Productions!
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Ahimé, ignoravo Erich Mühsam e invece penso che certe storie debbano essere sempre tenute a mente perché è sconvolgente con quanta forza e coerenza alcuni riescano a condurre le proprie vite.
Erich Mühsam nasce a Berlino nel 1878 in una famiglia ebrea, poeta, attivista politico, cabarettista, pacifista, direttore di una propria testata giornalistica viene impriogionato più volte fino alla morte per impiccagione nel campo di Oranienburg nel 1934.
Vi risparmio i dettagli sulle terribili torture che ha sopportato senza smarrire il proprio pensiero e la propria identità perché mi hanno reso dolorosa la lettura di questo libro e vi presento, invece, le sue zie.
Ho trovato questo libricino La psicologia della zia ricca, le nubi edizioni, in un negozio di cartotecnica e, attirata dal sottotitolo Un’antolozia di 25 monografie che contribuisce alla soluzione del problema dell’immortalità e dalle pagine in carta riciclata, l’ho aggiunto alla mia spesa di portamine e colori.
I brevi racconti narrano le vicende di venticinque anziane ziette, prensentate in ordine alfabetico insieme ai loro avidi nipoti. La premessa dell’autore spiega la teoria alla base della narrazione: “[...] nel presente libro le prove dell’esistenza di una intera categoria della specie umana che è immune dall’abbraccio letale della Comare Secca: è la categoria delle zie ricche di cui si attende l’eredità”.
Io sono rimasta sorpresa dall’arguzia e dalla maestria con cui Mühsam articola la sua prosa, ben tradotta da Marzia Mascelli. Tanti dettagli in così poche parole! Bisogna essere davvero bravi.
Non tutti i ritratti tracciati mi sono piaciuti in egual modo, ma alcuni sono delle vere chicche, segue l’incipit di Zia Henriette.
Vien da sé che tra venticinque zie ricche da eredità ve ne sia una pittrice. La pittrice cui mi riferisco è Zia Henriette. La sua occupazione consisteva unicamente nel dipingere e nel dormire. Sovente, esercitava le due attività nello stesso momento. Dipingeva non soltanto paesaggi, nudi maschili, fiori e altri ritratti, ma anche sé stessa. Sarebbe stato difficile, altrimenti, spiegare il singolare colore del suo viso. Ella, via via che sfrontate vi irrompevano le rughe, ritoccava con abilità il volto ed esso cangiava in tutti i colori del mondo. Il lilla, soprattutto, spiccava. Lilla era anche il suo abito. Il lilla, lei diceva, era il suo colore carnale. Se questo accostamento fosse giusto, non ebbi mai occasione di provarlo.
Dicevamo che Zia Henriette, quando non dipingeva, si teneva occupata col sonno. Che camminasse, fosse seduta, in piedi o distesa, in ogni caso ella dormiva. E agli spassionati i suoi quadri apparivano senz’ombra di dubbio come opere dipinte nel sonno.
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Il mio ritorno postvacanziero alla tecnologia è coinciso con la lettura del report annuale di WordPress e il piacere di sbirciare sulla provenienza geografica di chi mi legge.
Non ho mai osato aggiungere un widget che a qualcuno potesse sembrare troppo… impiccione, ma la curiosità è sempre stata tanta.
Certo questo è un blog tipicamente personale e solo in lingua italiana, quindi senza troppe pretese e dai piccoli numeri, ma chi scrive si domanda sempre chi leggerà…
Qui sopra vedete lo screenshot della cartina, magari qualcuno di voi si riconosce e si palesa via commento. Eh? Eh? ![]()
Comunque, voglio ringraziarvi per avermi prestato attenzione, anche solo silenziosamente.
Grazie a chi è diventato Follower e alle persone che hanno lasciato un commento o inviato un’email, ne ricambio l’affetto. Grazie a chi mi segue come fan su Facebook, che ha accettato o cercato la mia amicizia, ne sono lusingata. Ringrazio anche i miei contatti su Twitter e Google+, mi sono ripromessa di esserci di più.
Se poi decideste di partecipare alla graditissima corsa al commento, queste a destra sono le persone da battere.
Chiudo questo post un po’ zuccheroso, ma molto sentito, augurandovi di cuore un 2012 alla Derek Zoolander e cioè “bello bello in modo assurdo”!
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Solo 14 cm per 17 cm di cotone colorato. Brevi momenti per piccole cose.
Dove lavoro ora, quello di Natale è uno dei periodi più intensi.
Alla stanchezza si sommano preoccupazioni tutte nuove che mi donano un’intensissima espressione alla Dr. Drake Ramoray.
Per questo le idee rimangono nei cassetti insieme alle stoffe e devo accontentarmi di briciole di tempo. Verranno tempi migliori, forse.
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Sarò totalmente sincera, il salone Créations & savoir-faire & Marie Claire Idées di Parigi si è dimostrato mooolto al disopra delle mie aspettative.
Quando la mattina ci siamo messi in fila prima dell’apertura, i biglietti già in mano, io buffoneggiavo, prendendo in giro le francesi con tanto di piantina degli stand in una mano e carrellino portaspesa nell’altra. Poi, però, gli uomini della security ci hanno lasciato passare, a piccoli gruppi perché la gente correva, e sono ammutolita.
Se non fosse stato per il mio prezioso accompagnatore, totalmente immune al fascino del luogo, non avrei combinato granché. Sono andata in confusione: il padiglione era enorme e c’era troppo di tutto… Anche applicando il metodo della spesa al supermercato, “muoviamoci corridoio per corridoio così non dimentichiamo nulla”, non siamo riusciti a vedere tutto. Avremo visitato un terzo degli espositori! Ci siamo dovuti limitare alla zona del cucito, tralasciando quelle dedicate alla decorazione e al benessere. Se ci penso mi viene il magone.
Sicuramente vale la pena di andare, magari non da sole, perché da una certa ora in poi la lotta per arrivare a vedere le stoffe è estenuante, il liberty inglese la rende addirittura furiosa. Quindi fa comodo qualcuno che copra le spalle.
Io comunque, ho comprato, uhhh, se ho comprato…
Per il resto, non credo serva raccontarvi quant’è bella Parigi. Noi siamo di casa perciò abbiamo approfittato del bel tempo ed abbiamo fatto lunghe passeggiate per le strade della città già addobbata per le feste. Mostre e musei erano contemplati solo nel piano b, cioè in caso di pioggia.
Così, andando a zonzo, ci siamo trovati davanti la prima boutique aperta da Rose Repetto, nel 1959 al 22 di rue de la Paix. I prezzi sono da élite, ma la visita al negozio mi ha divertita: addetto alla sicurezza alla porta, grande quanto la porta stessa; piccola ballerina intenta a fare qualche esercizio alla sbarra per provare le sue nuove scarpette a punta.
Tutte quelle scarpette rosa negli scaffali di legno, come fossero gomitoli di lana…
Le foto sopra sono per chi di voi è appassionata di scarpine, sembra che su ordinazione realizzino ballerine di qualsiasi sfumatura di colore,
a buon intenditor…
Nell’immagine qui sotto, invece, tutto quello che abbiamo mangiato nel ristorante più carino dove siamo stati, al 29 di rue du Bourg Tibourg, à bientôt!
Le Pas-Sage Obligé – link
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Credo che partirò con la valigia vuota e solo i vestiti che avrò indosso!
Per caso sarete anche voi da quelle parti?
Questo è il link al sito del mitico salone di Parigi: Créations & savoir-faire & Marie Claire Idées.
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Ecco una borsina in shantung lilla con interno in cotone in tinta, realizzata su richiesta in vista di un compleanno.
Sul davanti quattro yo-yo decorativi, sempre in cotone. Per l’occasione mi sono divertita ad attaccare anche l’etichetta! 8)
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Sono giorni complicati, nuovo luogo di lavoro, dall’altra parte della città, quasi due ore di viaggio solo per tornare a casa.
Il tempo per “il bello ed il salutare” che si riduce pericolosamente.
La consapevolezza di essere sotto copertura, tale e quale a Leo in The Departed (2006).
Ahi! Ahi! Che mestizia!
E allora shopping! Di quello che fa sognare ad occhi aperti…
Nuovi mobili Ikea per il mio piccolo laboratorio e gita domenicale all’Hobby Show per sollevare l’umore comprando ninnoli e stoffette!
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