A lezione di marketing da Gladys Glover

11 Feb

In La ragazza del secolo (It Should Happen to You -1954) Gladys Glover (Judy Holliday) è arrivata a New York dal New Jersey sperando di diventare famosa e dopo due anni non ci è ancora riuscita.

Perso il lavoro come modella di busti per aver preso 2 cm di circonferenza in più sui fianchi, riflette sul da farsi passeggiando senza scarpe a Central Park. L’idea che le viene e che immediatamente realizza è geniale: affittare con i propi risparmi un megacartellone pubblicitario su Columbus Circle dove tutti possano leggere il suo nome.

Lo spazio pubblicitario, dove fa campeggiare il suo nome, è tradizionalmente occupato dalla campagna estiva di una marca di sapone ed i produttori pur di averlo offrono a Gladys una piccola fortuna. La ragazza rifiuta i soldi e cede solo in cambio di sei cartelli più piccoli, ma in posizioni strategiche nella città, come ad esempio l’atrio della stazione centrale.

Quando da Macy’s le domandano i dati per la consegna degli asciugamani acquistati è fatta: tutto il reparto biancheria le chiede l’autografo!

Gladis Glover vestita degli abiti di Jean Louis e con una voce querula, resa in italiano dal doppiaggio di Rina Morelli, è spontanea ed intraprendente. La sua spensierata inadeguatezza al mondo dello show business la rende molto simpatica.

Tutto il contrario di Pete Sheppard (Jack Lemmon), che già dal loro primo incontro, per fini meramente egoistici, si impegna per riportarla con i piedi per terra: “è molto meglio imparare ad essere parte della massa”, “è meglio che il tuo nome significhi qualcosa per pochissimi piuttosto che non significhi niente o qualcosa di male in tutto il mondo” e bla bla bla…

“Oh, senti Pete, io sono maggiorenne!” si ribella lei

“Sì, ma dal collo in giù!” la fredda lui.

Che uomo sensato e noioso…

Questo film di George Cukor segnò il debutto cinematografico di Jack Lemmon. Il presidente della Columbia Pictures, Harry Cohn, era preoccupato che i critici approfittassero del cognome Lemmon per comporre giochi di parole nei titoli dei loro articoli e gli propose, caldamente, di cambiarlo in Lennon. L’attore però non volle, aveva troppa paura che la gente potesse confondere Lennon con Lenin associandolo così al comunismo. In piena “paura rossa” questa non era una questione da poco.

La carriera della stessa Hollyday fu danneggiata da sospetti di filocomunismo: nel 1950 l’FBI investigò su di lei e sebbene non fossero state trovate prove che la accusassero, le fu proibito di esibirsi in tv e alla radio per tre anni.

Vinse un Oscar come migliore attrice per Nata ieri, ma al cinema non le furono più offerti ruoli degni del suo livello o che si discostassero troppo dal personaggio di Billie Dawn, che le aveva permesso di aggiudicarsi la statuetta (nello stesso anno delle candidature di Bette Davis e Anne Baxter per Eva contro Eva).

Nel 1952 dovette presentarsi davanti al sottocomitato per la sicurezza interna del senato americano e spiegare perché il suo nome era finito nelle inchieste. La Holliday aveva un altissimo quoziente intellettivo, ma le fu consigliato di sembrare stupida come i suoi personaggi e lei così fece. Riuscì a cavarsela, ma che tristezza…

Vi saluto con una delle perle di saggezza sgrammaticata di Gladys:

“E si ricordi una cosa, che la gente diversa fa cose diverse e queste cose possono sembrare anche pazzie all’altra gente, ma però non lo sono!”



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