Fernanda Gattinoni. Moda e stelle…

25 Mar

Fernanda Gattinoni diceva: “Un vestito non è chic se la gente si volta a guardarlo. Deve passare inosservato, e soltanto dopo tre volte che è stato visto, colpire. La prima dovranno pensare ‘è carino’, la seconda ‘è veramente carino’, la terza ‘che meraviglia!’ “.

Personalmente, entrando nella sala degli abiti di chiffon con corpini lavorati a canestro, ho piuttosto pensato “W – O – W”!
I vestiti sembravano fatati… spero che la foto scattata renda almeno vagamente l’idea del colpo d’occhio.

Purtroppo ho visitato la mostra Fernanda Gattinoni. Moda e stelle ai tempi della Hollywood sul Tevere quando mancavano solo un paio di giorni alla chiusura e la curatrice del museo di Napoli che la esporrà fino a maggio era già passata per l’usuale sopralluogo. Qui a Roma, il Museo Boncompagni Ludovisi (di cui avevo raccontato la storia) l’ha ospitata per poco più di un mese e mi dispiace di non essere riuscita a darne notizia per tempo.

Un po’ di storia. Dopo un apprendistato nella sede londinese di Molyneux, Fernanda Gattinoni, nata inprovincia di Varese, si stabilì a Roma lavorando presso la sartoria Ventura, fornitrice ufficiale di Casa Savoia.
Quando nel 1942 la sede venne acquistata da Gabriella di Robilant, fondatrice della griffe Gabriellasport, la Gattinoni si trovò senza impiego. Nel 1944, in un appartamentino vicino Porta del Popolo, iniziò a realizzare abiti con il suo nome.
La prima cliente fu l’attrice Clara Calamai che le ordinò un paltò di velluto verde.
Nel 1946, Fernanda trasferì l’atelier negli spazi più ampi di via Marche 72 dove diede impiego a 120 lavoranti fisse, tre mannequin e due autisti. Negli anni Cinquanta si trasferì in via Toscana, 1, attuale sede dell’atelier.

Per sognare un po’ bastano le schede di qualcuno degli abiti: nell’immagine sopra, partendo da sinistra…

Ingrid Bergman, 1955 Abito in crespo di seta color avorio costituito da un corpino lavorato a canestro e da una lunga gonna a più strati.

Lana Turner, 1957 Abito in crespo di seta color azzurro lavanda. Il corpino è drappeggiato con motivi a mezza luna, la gonna, a tre strati, si apre a corolla su un tubino aderente.

Lana Turner, 1957 Abito in crespo di seta dalle nuance sfumate nei toni del bianco e del grigio. Il corpino è impreziosito da un drappeggio lavorato a canestro. La gonna, a tre strati, si apre a corolla su un tubino aderente.

Nella foto sotto, invece, tre abiti realizzati per la Hepburn in Guerra e pace.

Nel 1955 Maria De Matteis, costumista del film Guerra e pace di King Vidor, incaricò la Gattinoni di realizzare i costumi di scena di Audrey Hepburn e delle altre interpreti Anita Ekberg e Milly Vitale.

Fernanda amò a tal punto i costumi dalla foggia fluida e verticale realizzati per il film che, quasi contemporaneamente, ispirandosi alla protagonista di Guerra e pace dedicò allo stile Impero un’intera collezione battezzata appunto Natascia (autunno-inverno 1955-1956). La stessa Audrey fu la prima acquirente della collezione e ordinò ben cinque abiti e un mantello. Da allora la Hepburn, pur non abbandonando mai Givenchy, rimase fra le sue più assidue clienti.

Se volete toccare con mano (letteralmente, ma, mi raccomando, con nonchalance!) che silfide fosse Audrey e la miriade di perline, canottiglie, strass e pailette che ne impreziosivano gli abiti, l’inaugurazione partenopea della mostra è prevista per questo sabato dalle 18 alle 21. Ho telefonato…

Fondazione Mondragone, Museo del Tessile e dell’Abbigliamento Elena Aldobrandini
Piazzetta Mondragone, 18 Napoli
Tel. 081.4238368 – 081.4976104
Lunedì-venerdì ore 9,00-13,00 /14,30-18,00
Sabato ore 8,00-15,00
Domenica chiuso

2 Risposte to “Fernanda Gattinoni. Moda e stelle…”

  1. Tizzy 25 marzo 2011 a 10:52 am #

    Bellissimi !!! Hai davvero ragione quando dici che sembrano fatati gli abiti di chiffon con corpini lavorati e sopratutto li vedo ancora attuali.
    Da modellista/tecnica del settore ritieni che sia complicato realizzare un abito in chiffon? Ti sei mai cimentata nella lavorazione dello chiffon?😉

  2. Rosmilla 25 marzo 2011 a 12:06 pm #

    La Gattinoni diceva che i suoi abiti non erano adatti alle grandi sfilate, ma che proprio per questo sarebbero rimasti sempre attuali.
    Non ho ancora adoperato lo chiffon, ma altre stoffe altrettanto delicate sì. Ci vogliono un po’ di attenzione e di pazienza in più, ma si fa.
    Per quanto riguarda i modelli… I tubini sono facili e le ruote e mezze ruote ancora di più, ma hanno bisogno di tanta tanta stoffa, figuriamoci quanta ne richiede (e di conseguenza quanto costa) una corolla a più strati!
    Per i corpini col drappeggio la lavorazione è complicata e necessita del sostegno fisico ed amichevole di un manichino da sartoria… 😀

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