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E se D&B fossero un film?

13 Feb

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Sarebbero La strana coppia (1968 – The Odd Couple) scritto da Neil Simon e diretto da Gene Saks. Costumi di Jack Bear.

Ovviamente Bia indosserebbe i panni comodi e poco lindi di Oscar perché è capace di sbrodolare ovunque e certo non si fa problemi di etichetta.
Invece la signorina Dora, che passa il tempo a farsi la zampicure e al parco si siede solo sulle panchine, di certo sarebbe Felix.
Per quanto riguarda la sottoscritta, mi vedrei benissimo come la terza delle sorelle Pigeon, anche dette dagli amici “le allegre piccioncine”. Trovo che le garrule Cecily e Gwendolyn, interpretate da Monica Evans e Carole Shelley, siano davvero deliziose nella loro irrefrenabile ilarità.

155Felix: Jack Lemmon
Oscar: Walter Matthau
Murray: Herb Edelman
Vinnie: John Fiedler
Roy: David Sheiner
Speed: Larry Haines

Prima partita di poker del film.

Oscar: Chi vuole una Pepsi?
Murray: La prendo io.
Oscar: Al mio amico Murray, il poliziotto, una Pepsi tiepida!
Roy: Non hai ancora fatto aggiustare il frigo? Ormai sono tre settimane! Lo credo che c’è puzza qui!
Oscar: Calma, calma! Se voglio dei cicchetti torno a vivere con mia moglie. [guardando le carte] Io me ne vado. Chi vuol mangiare?
Murray: Cosa c’è?
Oscar: Ho dei sandwich marroni e dei sandwich verdi. Quale preferisci?
Murray: Che c’è nei verdi?
Oscar: O formaggio molto fresco o carne molto passata.
Murray: Prendo il marrone.
Roy: Sarai mica pazzo a mangiartelo!
Murray: Io ho fame!
Roy: Ma sono due settimane che il suo frigo non funziona. Ci ho visto del latte che stava su da solo senza la bottiglia!
Oscar: E che sei diventato un salutista? Mangia, Murray, mangia!

Altra partita di poker, Felix ormai vive stabilmente da Oscar.

156Felix: Una birra ghiacciata per Roy.
Roy: Grazie!
Felix: Dov’è la sottocoppa?
Roy: Che?
Felix: La sottocoppa. Quella cosa rotonda che va sotto il bicchiere.
Roy: Devo essermela giocata.
Oscar: Eccola, eccola! mi pareva di vincere troppo.
Felix: Usate sempre le sottocoppe, eh ragazzi! Scotch con un pochino di acqua.
Speed: Scotch con un pochino d’acqua e io ho la mia sottocoppa.
Felix: Sarò noioso, ma sapete cosa fanno i bicchieri bagnati!

Oscar: Lasciano dei piccoli cerchi sul tavolo.
Felix: Piccoli cerchi sul tavolo…
Oscar: E noi non vogliamo i cerchi sul tavolo…
Felix: Ah, ecco qui un bel sandwich caldo per Vinnie!
Vinnie: Ah grazie che buon odore! Beh, cosa c’è?
Felix: Prosciutto, lattuga, pomodoro con maionese sul toast.
Vinnie: Ma come, lo hai fatto ora?
Felix: E che ci vuole?
Vinnie: E ti sei fatto questa faticata solo per me?
Oscar: [scocciatissimo] Se non ti piace ti farà un polpettone! Ci mette cinque minuti!
Felix: Ah, io mi ci diverto. MANGIA SUL PIATTO! HO PULITO IL TAPPETO OGGI!!

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Di calle in sotoportego

2 Ott

Ta-dah! Fresca fresca di laguna o quasi, nemmeno fossi un cefalo appena pescato, torno a scrivere sul blog.
Al mio quinto viaggio a Venezia, mi sono stupita una volta di più di quanto sia bella. Così irreale…
Ci si sente su di un set cinematografico e non per i gondolieri canterini, che anzi fanno un po’ Small World di Disneyland, piuttosto per l’uscita da scuola dei liceali sul canale, con tanto di musica house sparata al massimo da un motoscafo. Anche gli eventi più banali a Venezia hanno un che di magico, gli studenti arrivano a scuola in barca, come a Hogwarts…

Il tempo è stato clemente e abbiamo preferito il sole e il perderci fra calli e campi ai musei.
Abbiamo visitato: il Gran Teatro La Fenice, Murano e il suo Museo del Vetro, Burano e il suo Museo del Merletto, la casa di Carlo Goldoni e Palazzo Mocenigo.
Quest’ultimo è il Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume e fino al 6 gennaio ospita la mostra Trame di moda – Donne e stile alla Mostra del Cinema di Venezia.

Allora, la storia del Gran Teatro La Fenice è interessante, ma la consapevolezza della ricostruzione in seguito all’incendio del 1996 lascia un che di amaro in bocca durante la visita.

Murano e Burano sono incantevoli, ma i rispettivi musei sono piccolini.
Quel che più mi ha colpito del Museo del Merletto sono state le tre signore del posto che in una delle sale lavoravano al tombolo chiacchierando del più e del meno.
Mi sarei unita volentieri al gruppetto solo per starle a guardare.

Invece Casa Centanni, la casa di Goldoni, ospita una collezione di marionette settecentesche veramente sorprendenti per la bellezza e l’accuratezza dei dettagli.

L’offerta culturale della città è notevole, ma i musei chiudono davvero troppo, troppo presto e quando manca un quarto d’ora alle cinque o giù di lì si viene tampinati dai custodi che fremono perché tu te ne vada.

In generale, però, i veneziani mi sono piaciuti molto, sono sorridenti, gentili più del dovuto e soprattutto hanno la battuta pronta. Qualità che da romana trovo rimarchevole, oltre che familiare.

Per quanto riguarda la mostra Trame di moda, i vestiti esposti non mi sono sembrati tantissimi, ma alcuni pezzi sono importanti. Oltre al Capucci rosa sotto teca, ci sono gli abiti di Piero Tosi per Alida Valli in Senso (1954) e quelli di Gwyneth Paltrow in Il talento di Mr. Ripley (1999 – The Talented Mr. Ripley).

E soprattutto è possibile ammirare l’abito indossato da Elizabeth McGovern in C’era una volta in America (1984).
Avete presente quando Deborah-Elizabeth McGovern e Noodles-Robert De Niro cenano sul lungomare e lei lo respinge dicendogli di voler far carriera nel teatro, di voler arrivare su in cima: “…io leggo, sto a sentire, voglio imparare tutto”, scatenando così la furia dell’innamorato rifiutato che si tramuta in mostro?

Ecco, quel vestito. Meraviglioso. Disegnato da Gabriella Pescucci, che per C’era una volta in America vinse un BAFTA.
Vi riporto la didascalia, incredibilmente nella sola lingua inglese (!):
Organdie powder pink evening gown, silver and crystal appliqués, petal shaped skirt. Petticoat in powder pink silk charmeuse.
Una curiosità: il ristorante della scena del film è quello dell’Hotel Excelsior, proprio di Venezia.

A proposito di ristoranti e cibo, una buona colazione la si può fare da Majer, io ho provato la pasticceria del Ghetto Vecchio, mentre il ristorante che più mi è piaciuto si chiama La Zucca. Ci si può mangiare anche vegetariano. Davvero notevole la loro rovesciata di prugne con sorbetto alla cannella.

La Zucca

E ora via, verso nuove fantastiche avventure “…poiché la mia vita medesima è una commedia”, come scriveva Goldoni!

Avete conosciuto Stephanie?

10 Ott

Forse qualcuno di voi si ricorderà che tempo fa avevo scritto un post su uno dei miei personaggi letterari preferiti, Stephanie Plum: link!
Vi avevo raccontato che ad Hollywood stavano preparando un adattamento del primo romanzo della serie che vede protagonista questa strampalata cacciatrice di taglie, anticipando qualche nome del cast.

Orbene il film One for the money (dal libro Bastardo numero uno di Janet Evanovich) è pronto e tutti i ruoli sono stati assegnati. Confermati Katherine Heigl, Jason O’Mara e Daniel Sunjata.

La parte di nonna Mazur è stata data nientemeno che a Debbie Reynolds.
Quest’attrice dalla carriera lunghissima nel 2012 festeggerà ottant’anni! Probabilmente vi rammentate di lei:
Cantando sotto la pioggia (1952), Il gioco dell’amore (1959), La conquista del West (1962)…
Ecco un’immagine che la ritrae come Lilith Prescott in quest’ultimo film.

One for the money uscirà negli Stati Uniti il 27 gennaio 2012 e in rete già circola il trailer. Questo è il link per vederlo sul sito ufficiale di Katherine Heigl: link!

L’ordine naturale dei sogni

3 Ott


Per la serie piccoli e pregevoli!

Titolo originale Cemetery Junction. Scritto, diretto ed interpretato da Ricky Gervais e Stephen Merchant, questo film del 2010 è un “feel-good drama”.
Secondo la mia personale classificazione va nella categoria “cioccolata calda”: senza troppo zucchero, ma rinfrancante.

La storia è ambientata in una piccola città inglese nel 1973 e racconta di tre amici: Freddie (Christian Cooke), Tom (Bruce Pearson) e Snork (Jack Doolan).

Gervais e Merchant (The Office ed Extras) hanno scelto per i ruoli principali degli attori semisconosciuti affinché i loro personaggi risultassero più credibili e sono rimasti indecisi fino all’ultimo provino solo su chi avrebbe interpretato Freddie.
A detta di Merchant, Christian, il biondo, era troppo bello per essere verosimilmente figlio di Gervais.
Dubbi ragionevolissimi secondo me.
Allora il ragazzo ha mentito per convincerli, dichiarando che anche suo padre era un grasso sciattone della working class e loro hanno finto di credergli. Per di più Gervais ha ostinatamente sostenuto di essere stato pure lui giovane, magro e bello (il che secondo Merchant rende ancora più tragico il suo aspetto attuale) e la parte è stata assegnata.
Comunque, nella pellicola recitano anche Ralph Fiennes, Emily Watson e Felicity Jones.

Tornando alla trama, i ragazzi sono inquieti ed insofferenti; la vita, nel posto dove sono cresciuti e che troppo bene conoscono, va loro stretta.
Quando uno dei tre si stanca di bighellonare, l’equilibrio si rompe e arriva il momento delle grandi decisioni. Quelle che prima o poi toccano a tutti.

Fernanda Gattinoni. Moda e stelle…

25 Mar

Fernanda Gattinoni diceva: “Un vestito non è chic se la gente si volta a guardarlo. Deve passare inosservato, e soltanto dopo tre volte che è stato visto, colpire. La prima dovranno pensare ‘è carino’, la seconda ‘è veramente carino’, la terza ‘che meraviglia!’ “.

Personalmente, entrando nella sala degli abiti di chiffon con corpini lavorati a canestro, ho piuttosto pensato “W – O – W”!
I vestiti sembravano fatati… spero che la foto scattata renda almeno vagamente l’idea del colpo d’occhio.

Purtroppo ho visitato la mostra Fernanda Gattinoni. Moda e stelle ai tempi della Hollywood sul Tevere quando mancavano solo un paio di giorni alla chiusura e la curatrice del museo di Napoli che la esporrà fino a maggio era già passata per l’usuale sopralluogo. Qui a Roma, il Museo Boncompagni Ludovisi (di cui avevo raccontato la storia) l’ha ospitata per poco più di un mese e mi dispiace di non essere riuscita a darne notizia per tempo.

Un po’ di storia. Dopo un apprendistato nella sede londinese di Molyneux, Fernanda Gattinoni, nata inprovincia di Varese, si stabilì a Roma lavorando presso la sartoria Ventura, fornitrice ufficiale di Casa Savoia.
Quando nel 1942 la sede venne acquistata da Gabriella di Robilant, fondatrice della griffe Gabriellasport, la Gattinoni si trovò senza impiego. Nel 1944, in un appartamentino vicino Porta del Popolo, iniziò a realizzare abiti con il suo nome.
La prima cliente fu l’attrice Clara Calamai che le ordinò un paltò di velluto verde.
Nel 1946, Fernanda trasferì l’atelier negli spazi più ampi di via Marche 72 dove diede impiego a 120 lavoranti fisse, tre mannequin e due autisti. Negli anni Cinquanta si trasferì in via Toscana, 1, attuale sede dell’atelier.

Per sognare un po’ bastano le schede di qualcuno degli abiti: nell’immagine sopra, partendo da sinistra…

Ingrid Bergman, 1955 Abito in crespo di seta color avorio costituito da un corpino lavorato a canestro e da una lunga gonna a più strati.

Lana Turner, 1957 Abito in crespo di seta color azzurro lavanda. Il corpino è drappeggiato con motivi a mezza luna, la gonna, a tre strati, si apre a corolla su un tubino aderente.

Lana Turner, 1957 Abito in crespo di seta dalle nuance sfumate nei toni del bianco e del grigio. Il corpino è impreziosito da un drappeggio lavorato a canestro. La gonna, a tre strati, si apre a corolla su un tubino aderente.

Nella foto sotto, invece, tre abiti realizzati per la Hepburn in Guerra e pace.

Nel 1955 Maria De Matteis, costumista del film Guerra e pace di King Vidor, incaricò la Gattinoni di realizzare i costumi di scena di Audrey Hepburn e delle altre interpreti Anita Ekberg e Milly Vitale.

Fernanda amò a tal punto i costumi dalla foggia fluida e verticale realizzati per il film che, quasi contemporaneamente, ispirandosi alla protagonista di Guerra e pace dedicò allo stile Impero un’intera collezione battezzata appunto Natascia (autunno-inverno 1955-1956). La stessa Audrey fu la prima acquirente della collezione e ordinò ben cinque abiti e un mantello. Da allora la Hepburn, pur non abbandonando mai Givenchy, rimase fra le sue più assidue clienti.

Se volete toccare con mano (letteralmente, ma, mi raccomando, con nonchalance!) che silfide fosse Audrey e la miriade di perline, canottiglie, strass e pailette che ne impreziosivano gli abiti, l’inaugurazione partenopea della mostra è prevista per questo sabato dalle 18 alle 21. Ho telefonato…

Fondazione Mondragone, Museo del Tessile e dell’Abbigliamento Elena Aldobrandini
Piazzetta Mondragone, 18 Napoli
Tel. 081.4238368 – 081.4976104
Lunedì-venerdì ore 9,00-13,00 /14,30-18,00
Sabato ore 8,00-15,00
Domenica chiuso

A lezione di marketing da Gladys Glover

11 Feb

In La ragazza del secolo (It Should Happen to You -1954) Gladys Glover (Judy Holliday) è arrivata a New York dal New Jersey sperando di diventare famosa e dopo due anni non ci è ancora riuscita.

Perso il lavoro come modella di busti per aver preso 2 cm di circonferenza in più sui fianchi, riflette sul da farsi passeggiando senza scarpe a Central Park. L’idea che le viene e che immediatamente realizza è geniale: affittare con i propi risparmi un megacartellone pubblicitario su Columbus Circle dove tutti possano leggere il suo nome.

Lo spazio pubblicitario, dove fa campeggiare il suo nome, è tradizionalmente occupato dalla campagna estiva di una marca di sapone ed i produttori pur di averlo offrono a Gladys una piccola fortuna. La ragazza rifiuta i soldi e cede solo in cambio di sei cartelli più piccoli, ma in posizioni strategiche nella città, come ad esempio l’atrio della stazione centrale.

Quando da Macy’s le domandano i dati per la consegna degli asciugamani acquistati è fatta: tutto il reparto biancheria le chiede l’autografo!

Gladis Glover vestita degli abiti di Jean Louis e con una voce querula, resa in italiano dal doppiaggio di Rina Morelli, è spontanea ed intraprendente. La sua spensierata inadeguatezza al mondo dello show business la rende molto simpatica.

Tutto il contrario di Pete Sheppard (Jack Lemmon), che già dal loro primo incontro, per fini meramente egoistici, si impegna per riportarla con i piedi per terra: “è molto meglio imparare ad essere parte della massa”, “è meglio che il tuo nome significhi qualcosa per pochissimi piuttosto che non significhi niente o qualcosa di male in tutto il mondo” e bla bla bla…

“Oh, senti Pete, io sono maggiorenne!” si ribella lei

“Sì, ma dal collo in giù!” la fredda lui.

Che uomo sensato e noioso…

Questo film di George Cukor segnò il debutto cinematografico di Jack Lemmon. Il presidente della Columbia Pictures, Harry Cohn, era preoccupato che i critici approfittassero del cognome Lemmon per comporre giochi di parole nei titoli dei loro articoli e gli propose, caldamente, di cambiarlo in Lennon. L’attore però non volle, aveva troppa paura che la gente potesse confondere Lennon con Lenin associandolo così al comunismo. In piena “paura rossa” questa non era una questione da poco.

La carriera della stessa Hollyday fu danneggiata da sospetti di filocomunismo: nel 1950 l’FBI investigò su di lei e sebbene non fossero state trovate prove che la accusassero, le fu proibito di esibirsi in tv e alla radio per tre anni.

Vinse un Oscar come migliore attrice per Nata ieri, ma al cinema non le furono più offerti ruoli degni del suo livello o che si discostassero troppo dal personaggio di Billie Dawn, che le aveva permesso di aggiudicarsi la statuetta (nello stesso anno delle candidature di Bette Davis e Anne Baxter per Eva contro Eva).

Nel 1952 dovette presentarsi davanti al sottocomitato per la sicurezza interna del senato americano e spiegare perché il suo nome era finito nelle inchieste. La Holliday aveva un altissimo quoziente intellettivo, ma le fu consigliato di sembrare stupida come i suoi personaggi e lei così fece. Riuscì a cavarsela, ma che tristezza…

Vi saluto con una delle perle di saggezza sgrammaticata di Gladys:

“E si ricordi una cosa, che la gente diversa fa cose diverse e queste cose possono sembrare anche pazzie all’altra gente, ma però non lo sono!”



Palcoscenico (1937)

1 Nov

La pensione per artiste di Mrs. Orcutt è un vero gineceo di giovani donne in cerca della propria occasione o più semplicemente di un ingaggio che permetta loro di pagare la stanza ed il bollito, unico piatto della casa.

Fra le altre vi sono Terry, Judith e Jean, interpretate rispettivamente da Katharine Hepburn, Lucille Ball e Ginger Rogers.
Nella vita Ginger Rogers fu buona amica di Lucille Ball, mentre di Katharine Hepburn ebbe a dire che era presuntuosa e che sul lavoro non l’aveva mai aiutata. Comunque sia andata, nel 1941 Ginger Rogers vinse il suo unico oscar come migliore attrice protagonista per il ruolo di Kitty Foyle, che l’anno prima proprio la Hepburn aveva rifiutato.

Gli abiti di Palcoscenico (Stage Door) sono di Muriel King, un’acquarellista e scenografa che, dopo aver lavorato come illustratrice di moda a Parigi, aprì nel ’32 il suo salone sulla Sessantunesima strada di New York.
La King era specializzata in look “day-into-evening” e disegnò abiti anche per i grandi magazzini e le operaie. Non per nulla fu la stilista personale di Katharine Hepburn!
A cinquantasette anni lascìò lo stilismo per dedicarsi completamente alla pittura.

Tornando al film, io trovo incantevoli tutti gli abiti, non solo i vestiti da sera, ma anche quelli che le ragazze indossano nel salotto della pensione o nelle prove degli spettacoli o per cercare un impiego. Non si sa chi guardare!

Vi lascio con la trascrizione di uno dei primi dialoghi delle due protagoniste. Tutte queste battute, doppiate da Lydia Simoneschi per Katherine Hepburn e da Wanda Tettoni per Ginger Rogers, sono pronunciate in meno di 2 minuti!

g.r.: davanti a tre grossi bauli I bagagli quando arriveranno?
k.h.: Aspetto il grosso per domani mattina.
g.r.: Allora sarà meglio lasciar qua i bauli e dormir nel corridoio per non far confusione.
k.h.: Davvero? E che cosa faremo allora quando arriveranno i miei cani? Spero che amerete gli animali!
g.r.: Oh, io tanto! Questa camera ne ha già visto qualche esemplare.
k.h.: Sììì, questo si vede.
g.r.: osservando una stola di pelliccia Caccia fresca?
k.h.: Sì, col sale sulla coda.
g.r.: Posso farle qualche domanda personale?
k.h.: Una.
g.r.: Questi bauli sono tutti pieni?
k.h.: Credo, ma non ho in mente di vuotarli per ora.
g.r.: Allora se la stanza fosse troppo piena potremmo dormire nei bauli.
k.h.: Sì certo, una buona idea. Le spiacerebbe darmi una mano? Ah! mi voglia perdonare: non è la cameriera lei?
g.r.: Oh, a volte vorrei esserla! Ahh, che bel vestito! Fatto in casa a tempo perso?
k.h.: Proprio così.
g.r.: Cucina anche?
k.h.: Non grandi cose. La solita cucina di casa.
g.r.: E’ buona a far bollire l’acqua per il tè?
k.h.: prendendo la foto di un anziano signore dall’aspetto distinto Penso che metà del comò sia mia. Le spiace se metto questo qua sopra, dica?
g.r.: Una specie di spaventatarme? Un amico di casa?
k.h.: Se non le dispiace è mio nonno.
g.r.: Suo nonno? Ah, vedo infatti c’è qualche somiglianza, specie nella barba!
k.h.: Direi che è intelligente quest’osservazione per lei.
g.r.: Devo ammettere che come nonno ha un’aria… molto generosa.
k.h.: E’ stato con me sempre gentile.
g.r.: Eppure, se le lasciavano la scelta, ne avrebbe scelto uno molto più giovane di nonno, eh?
k.h.: A quanto vedo, tra le altre virtù avete quella graziosa insolenza frutto di una mediocre educazione!
g.r.: Mmm… Bei vestiti, parlare scelto, eccetera, eccetera.
k.h.: Mmm…Disgraziatamente ho avuto una buona educazione io!
g.r.: Be’, credo che non le servirà a molto qua.
k.h.: A tavola uso forchetta e coltello, spero non vi darà noia!
g.r.: Qua serve solo il coltello. Permette che appenda queste cose per un momento solo? lasciando cadere degli abiti sul pavimento Devo fare il bagno.
k.h.: E’ una buona idea.
g.r.: E dato che qua mezzo guardaroba è suo, se trovasse qualcosa di mio lo getti pure dalla finestra!

Ispirazioni: Anne Baxter

13 Lug

Chi ha visto quel capolavoro che è Eva contro Eva (All about Eve – 1950) non può non ricordarla, doppiata da Dhia Cristiani, nei panni di Eva Harrington, uno dei personaggi più indisponenti mai visti al cinema.

Solerte aiutante tuttofare della grande attrice di teatro Margo Channing (Bette Davis), scena dopo scena Eva alimenta nello spettatore un risentimento che cresce fino a fargli esclamare: “Povera! Povera Margo!”, il che per la legge dell’identificazione narrativa significa dare della “poverina” a Bette Davis. No, dico, “poverina” a Bette Davis! Un vero nonsenso!

Questo la dice lunga sulla bravura della Baxter, che di Eva disse “She was the bitchiest person I ever saw”.

Il film vinse premi su premi. Bette Davis, grandiosa nel suo ruolo di Margo, ebbe fra gli altri, il Nastro d’Argento e la Palma d’oro (e trovò in Gary Merrill il suo quarto marito).

Anne Baxter si rifiutò di concorrere per l’Oscar come miglior attrice non protagonista e pretese, giustamente, la stessa categoria di Bette Davis, ma entrambe persero e l’Oscar del 1951 per la miglior attrice protagonista andò a Judy Holliday, interprete di Nata ieri.

Eva contro eva vinse, comunque, sei statuette: film, regia, sceneggiatura, George Sanders (attore non protagonista), suono e… costumi.

Gli abiti erano di Charles Le Maire e di Edith Head, che di Anne Baxter fu una buona amica, tanto da fare da madrina ad una delle sue tre figlie, Melissa, e lasciare in eredità a quest’ultima la propria collezione di gioielli.

Nel film di vestiti stupendi se ne vedono parecchi, indosso a Bette Davis, Celeste Holm e Marilyn Monroe (che in questo film ha una piccola parte). 

Tuttavia l’abito scuro che Eva veste al party di Margo, con il merletto bianco che le cinge le spalle, ingentilendo l’ampia scollatura, è unico.

E la mantella chiara con collo alla stuarda e ricamo asimmetrico, abbinata al vestito che Eva indossa alla propria premiazione, vale da sola l’Oscar.

Per quanto riguarda la carriera della Baxter (nipote del grande architetto Frank Lloyd Wright), si può dire che fu poliedrica: cinema, teatro e tv.

Al cinema vinse l’oscar per Il filo del rasoio (1946), dove aveva il ruolo secondario di Sophie MacDonald, una brava ragazza, felice di quel che ha e su cui la sventura, aiutata dalla perfida protagonista (Gene Tierney), si accanisce, fino a portare l’infelice alla perdizione morale e alla conseguente, inevitabile, tragica fine. Fu grazie a questo film che Anne venne presa in considerazione per Eva contro eva.

Lavorò con Orson Welles, Alfred Hitchcock e Fritz Lang. E… ad ogni festa comandata noi la rivediamo come Nefertari ne I dieci comandamenti (1956), insieme a Yul Brynner, che fa Ramesse.

A teatro, recitò anche nel musical tratto per Broadway da Eva contro eva, Applause, ma nel ruolo di Margo Channing.

In tv sostituitì Bette Davis, malata, nello sceneggiato Hotel (destino beffardo!) ed interpretò davvero di tutto, compresi un episodio del Tenente Colombo, quattro di Love Boat e diversi della serie Batman nelle vesti bislacche di Zelda la Grande e Olga Regina dei Cosacchi… quel che si dice un’attrice completa!

“Anche se non ci fosse altro, ci sono gli applausi.
Ho ascoltato dalle quinte il pubblico applaudire.
Sono come… ondate d’amore che invadono la scena e ti avvolgono tutta!
Che meraviglia sapere che ogni sera centinaia di persone ti vogliono bene!
Ti sorridono con gli occhi lucidi. Ti ammirano. Ti chiamano. Ti invocano!
                                             Questo è… veramente tutto.”

Rito propiziatorio per la venuta del Sole

21 Giu

Non mi ricordo una vigilia di solstizio d’estate più piovosa della giornata di ieri. Indispettita dalla pioggia ho dato il via al mio personale rituale e mi sono consolata con un film dalle atmosfere afose: La lunga estate calda (The Long, Hot Summer – 1958) .

Con questo film Paul Newman vinse il premio per il miglior attore al Festival di Cannes.

La storia, tratta dall’opera narrativa di William Faulkner (Nobel nel 1949), soprattutto dal suo The Hamlet, è ambientata nel profondo sud degli Stati Uniti, in un paesino chiamato Frenchman’s Bend, “soffocante come un busto”.

Qui arriva Ben Quick (Paul Newman) accompagnato dalla sua fama di incendiario. Will Varner (Orson Welles), padrone del paese, riconosce in lui la forza di un “toro da esposizione” e decide di dargli la possibilità di farsi una posizione sociale offrendogli un lavoro e sua figlia Clara (Joanne Woodward) in sposa.

Paul Newman e Joanne Woodward si erano già conosciuti nel 1953, a Brodway, dove entrambi recitavano come attori sostituti in Picnic. All’epoca, però, Newman era già sposato e fu solo quando si ritrovarono sul set de La lunga estate calda che capirono di non volersi più separare. Lui ottenne il divorzio e meno di una settimana dopo si sposarono a Las Vegas.

Quando gli chiesero per l’ennesima volta quale fosse il segreto del suo matrimonio con la Woodward (50 anni insieme), Newman rispose:
“I don’t know what she puts in my food”.

“C’è una fiera di beneficenza la settimana prossima.
Si metta un vestito bianco e un fiocco in testa
e le farò ballare il valzer intorno alla Luna.
Clara.
Cla-a-ara.
Claa-aa-aara.”

Segue inquadratura di Clara compresibilmente turbata.