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Di calle in sotoportego

2 Ott

Ta-dah! Fresca fresca di laguna o quasi, nemmeno fossi un cefalo appena pescato, torno a scrivere sul blog.
Al mio quinto viaggio a Venezia, mi sono stupita una volta di più di quanto sia bella. Così irreale…
Ci si sente su di un set cinematografico e non per i gondolieri canterini, che anzi fanno un po’ Small World di Disneyland, piuttosto per l’uscita da scuola dei liceali sul canale, con tanto di musica house sparata al massimo da un motoscafo. Anche gli eventi più banali a Venezia hanno un che di magico, gli studenti arrivano a scuola in barca, come a Hogwarts…

Il tempo è stato clemente e abbiamo preferito il sole e il perderci fra calli e campi ai musei.
Abbiamo visitato: il Gran Teatro La Fenice, Murano e il suo Museo del Vetro, Burano e il suo Museo del Merletto, la casa di Carlo Goldoni e Palazzo Mocenigo.
Quest’ultimo è il Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume e fino al 6 gennaio ospita la mostra Trame di moda – Donne e stile alla Mostra del Cinema di Venezia.

Allora, la storia del Gran Teatro La Fenice è interessante, ma la consapevolezza della ricostruzione in seguito all’incendio del 1996 lascia un che di amaro in bocca durante la visita.

Murano e Burano sono incantevoli, ma i rispettivi musei sono piccolini.
Quel che più mi ha colpito del Museo del Merletto sono state le tre signore del posto che in una delle sale lavoravano al tombolo chiacchierando del più e del meno.
Mi sarei unita volentieri al gruppetto solo per starle a guardare.

Invece Casa Centanni, la casa di Goldoni, ospita una collezione di marionette settecentesche veramente sorprendenti per la bellezza e l’accuratezza dei dettagli.

L’offerta culturale della città è notevole, ma i musei chiudono davvero troppo, troppo presto e quando manca un quarto d’ora alle cinque o giù di lì si viene tampinati dai custodi che fremono perché tu te ne vada.

In generale, però, i veneziani mi sono piaciuti molto, sono sorridenti, gentili più del dovuto e soprattutto hanno la battuta pronta. Qualità che da romana trovo rimarchevole, oltre che familiare.

Per quanto riguarda la mostra Trame di moda, i vestiti esposti non mi sono sembrati tantissimi, ma alcuni pezzi sono importanti. Oltre al Capucci rosa sotto teca, ci sono gli abiti di Piero Tosi per Alida Valli in Senso (1954) e quelli di Gwyneth Paltrow in Il talento di Mr. Ripley (1999 – The Talented Mr. Ripley).

E soprattutto è possibile ammirare l’abito indossato da Elizabeth McGovern in C’era una volta in America (1984).
Avete presente quando Deborah-Elizabeth McGovern e Noodles-Robert De Niro cenano sul lungomare e lei lo respinge dicendogli di voler far carriera nel teatro, di voler arrivare su in cima: “…io leggo, sto a sentire, voglio imparare tutto”, scatenando così la furia dell’innamorato rifiutato che si tramuta in mostro?

Ecco, quel vestito. Meraviglioso. Disegnato da Gabriella Pescucci, che per C’era una volta in America vinse un BAFTA.
Vi riporto la didascalia, incredibilmente nella sola lingua inglese (!):
Organdie powder pink evening gown, silver and crystal appliqués, petal shaped skirt. Petticoat in powder pink silk charmeuse.
Una curiosità: il ristorante della scena del film è quello dell’Hotel Excelsior, proprio di Venezia.

A proposito di ristoranti e cibo, una buona colazione la si può fare da Majer, io ho provato la pasticceria del Ghetto Vecchio, mentre il ristorante che più mi è piaciuto si chiama La Zucca. Ci si può mangiare anche vegetariano. Davvero notevole la loro rovesciata di prugne con sorbetto alla cannella.

La Zucca

E ora via, verso nuove fantastiche avventure “…poiché la mia vita medesima è una commedia”, come scriveva Goldoni!

Kinsella vs Muraro

26 Lug

Ahhh! Eccomi finalmente, dopo settimane di forzato isolamento telematico, a riprendere il filo del blog, ancora da mancina.

Nell’ultimo post avevo scritto della serata al Letterature Festival Internazionale di Roma. In seguito ci sono tornata per ascoltare Sophie Kinsella e Luisa Muraro. Nel fare l’azzardato abbinamento gli organizzatori dovevano di sicuro avere in mente il tema dell’edizione 2012: SEMPLICE/COMPLESSO.

Di Sophie Kinsella mi sembra di aver letto cinque libri, alcuni mi sono piaciuti molto, altri poco. Ero curiosa di vederla da vicino e per via della serie con protagonista Rebecca Bloomwood (I love shoppping e seguenti) avevo grandi aspettative riguardo al suo look, ma ne sono rimasta delusa. In total white, sandali a fasce compresi, l’ho trovata piuttosto scialba.
In italiano ha detto solo “Sono molto felice di essere qui”, ma ha sorriso tanto.

Comunque, Madeleine Wickham meglio nota come Sophie Kinsella (l’hanno presentata così, fa tanto Prince) ha letto un noiosissimo brano dall’inedito Giocare ad armi pari su sei personaggi, uno più antipatico dell’altro, che partecipano ad un torneo amichevole di tennis. La storia era talmente barbosa che mi sono estraniata e ho passato il tempo ad immaginarla con altri possibili tagli di capelli.

Il 30 giugno ho trovato su la Repubblica una sua intervista rilasciata a Silvia Luperini. Sophie/Madeleine a dodici anni: “I miei genitori avevano deciso di darmi una paghetta mensile. Ero così soddisfatta di me stessa e mi sentivo un tale potere fra le mani che mi sono sparata tutti i soldi in un colpo solo per un orrendo blazer di lana e un paio di calzine”.
Sophie/Madeleine oggi: “L’armadio pieno di abiti intonsi mi eccitava, adesso mi fa sentire in colpa”.
Potere della crisi! Dice che dà “sacchi di gonne e sandali, mai indossati, in benficenza” e organizza mercatini con le sorelle.

Dopo di lei Iaia Forte, voce di Fahrenheit su Radio3, già salita sul palco per leggere un brano della scrittrice londinese, è tornata e ha letto alcune pagine da Dio è violent della Muraro. Parole complicatissime almeno per me, che mi ero già lasciata scivolare sulla sedia per il sonno.
Intorno alle 22, però, ha fatto il suo ingresso la filosofa stessa e dopo un paio di minuti ero sveglia e ritta sulla schiena per non perdermi nemmeno una sillaba.
Il cervello illuminato a giorno: “Lei sa, ha capito e ora spiega!”, che sensazione meravigliosa.

Luisa Muraro è una delle maggiori esponenti del pensiero della differenza, ha dedicato i suoi studi al pensiero delle donne.
Da insegnante, molto simpatica e comprensibile, ci ha regalato una vera lezione sulla differenza fra potere e politica, sull’impegno del singolo e sulla violenza simbolica. Le idee che ha espresso mi sono risuonate in testa per giorni.

Non voglio scendere in particolari perché in filosofia un aggettivo sbagliato cambia il senso del discorso, ma un concetto sono riuscita ad appuntarmelo parola per parola perché la Muraro lo ha ribadito più volte: l’intera disponibilità della propria forza è un nuovo principio dell’agire politico.
E soprattutto posso lasciarvi il link alla trascrizione dell’intero discorso perché ora è stata inserita sul sito ufficiale della manifestazione: “Mi piacerebbe essere una Lady Gaga”

Franca Valeri a Letterature

1 Giu

In queste settimane la Basilica di Massenzio al Foro Romano ospita Letterature Festival Internazionale di Roma, arrivato all’undicesima edizione. SEMPLICE/COMPLESSO è il tema del 2012.
La formula di Letterature abbina ogni sera due scrittori che dalle 21 alle 22.30 si dividono il palco leggendo un brano di una loro opera pubblicata ed un testo inedito, a tratti accompagnati da un musicista.
Ecco il link al sito della manifestazione, che chiuderà il 21 giugno.

Io sono andata ad ascoltare Franca Valeri. Così minuta eppure immensa, ci ha letto dei suoi inizi e qualcosa da Le donne, insieme all’attrice Orsetta De Rossi.
Abbiamo riso tanto, io mi sono pure commossa e sono rimasta colpita dall’ironia e dalla presenza di spirito dimostrate da questa poliedrica artista nonostante la sua malattia e la vecchiaia “che non è facile da sobri”.
Come lei stessa dice “La comicità è questione di cervello”.
Alla fine della serata ho comprato il libro e con la scusa dell’autografo ho potuto farle la mia dichiarazione d’affetto ricevendone in cambio un sorriso prezioso.

Prima di lei, però, ha parlato Karen Swan. Una giovane attrice, Ivana Lotito l’ha introdotta leggendo qualche pagina del suo romanzo Un diamante da Tiffany. Io non l’avevo letto, snobbandolo perché in genere diffido dei best seller da supermercato.
Ora me ne sono fatta un’opinione più precisa e ancor meno lusinghiera, credo che ne abbiano fatto la fortuna titolo e copertina e personalmente ho trovato più interessante l’abito di shantung color oro della Lotito che l’ascolto in sé.

Però la Swan è stata molto carina.
Per la prima volta a Roma, vestita di rosa, con i suoi stivaloni bianchi pareva Barbie Dolcissima Autrice di Harmony. Ci ha salutato in italiano, sembrava sinceramente emozionata ed ascoltarla leggere nel suo inglese perfetto è stato un vero piacere.

Il brano era del suo nuovo romanzo. Spoiler! Spoiler! Un tizio muore di tumore al cervello; ha tenuta nascosta la malattia alla compagna con frasi del tipo “mi vado a stendere un po’, mi sento così così”, ma in compenso le ha lasciato una lettera postuma in cui spiega di avere un’altra famiglia da anni. Per questo non la sposava!!!
😯

Una domenica in fiore

24 Mag

Domenica, nonostante il tempo bigio, abbiamo visitato Giardininterrazza (link), passeggiando fra bellissime piante, stravaganti installazioni e costosissimi mobili da esterno nel Parco Pensile dell’Auditorium Parco della Musica.

Siamo tornati a casa con una rosa Annick, una rosa First Lady, un gelso e una piantina di menta glaciale.
E oggi, giovedì, stanno ancora tutti bene!

Ricetta Rigenerante

2 Apr

Ingredienti per 1 persona:
1 mattina con il sole di un giorno prefestivo
1 villa storica bellissima e accogliente
1 sottofondo di cinguettii e corse sui prati
1 libro caro al cuore
1 gustosa colazione in un posticino tranquillo dove ci si possa fermare a leggere
1 mostra e/o 1 museo capaci di suscitare stupore
e se si vuole esagerare
Q.B. di shopping sofisticato in un bookshop museale.

Questa è la sua versione tipicamente romana, ma la ricetta è personalizzabile in base ai propri gusti, ai prodotti locali e a quel che offre la stagione.

Io ho miscelato con cura un sabato mattina di febbraio, L’ora del tè di Alexander McCall Smith e Villa Torlonia che da sola mi ha fornito: i prati, la Casina delle Civette, la mostra sulle ceramiche di Gio Ponti al Casino dei Principi, La Limonaia per la colazione ed il bookshop museale.

Essendo arrivata presto, troppo perché La Limonaia fosse aperta, per prima cosa ho visitato l’esposizione Gio Ponti il fascino della ceramica.
Gio Ponti era l’architetto milanese a cui nel 1923 fu affidata la direzione artistica della Società Ceramica Richard-Ginori.
La produzione della fabbrica all’epoca languiva limitandosi alle imitazioni e Ponti la rivoluzionò traendo ispirazione dall’arte antica, dalla prospettiva rinascimentale, dal Palladio e dal Neoclassicismo, ideando ceramiche di altissima qualità, bellissime, moderne ed ironiche.
Nel 1925 a Parigi la giuria dell’Esposizione Internazionale di Arti Decorative conferì alla ditta italiana il Grand Prix ed al prestigio si unì il successo commerciale perché la vendita del campionario fu straordinaria.
A questo proposito ho trovato molto istruttivo scoprire che il metodo di lavoro che Ponti introdusse nella Manifattura di Doccia non si limitava all’aspetto creativo, ma comprendeva lo studio della grafica dei cataloghi, degli annunci pubblicitari, delle etichette dei prezzi, dei marchi di fabbrica e della commerciabilità dei prodotti, nulla veniva da lui tralasciato. Per darvi un altro indizio su quanto fosse eclettica la personalità di questo architetto vi dirò che negli anni trenta disegnò le scene ed i costumi per il Teatro alla Scala.
Comunque, le opere esposte al Casino dei Principi erano davvero molto belle, alcune soprendenti. La coppa nella foto è inititolata Circo, è di porcellana bianca e oro con decoro nero e grigio.

Tornando alla mia gita, poco prima delle undici sono andata a fare colazione: una fetta di torta al cioccolato e un cappucino con cacao.
Il locale de La Limonaia è molto carino e luminoso, anche se un po’ caro. La musica non è invadente e il cappuccino è diverso dal solito. Molto buono.

Mi sono fermata un’oretta assaporando l’esperienza della lettura al tavolino, in una mano L’ora del tè, nell’altra il cappuccino.
La serie di romanzi con protagonista Precious Ramotswe è in assoluto la mia preferita. Ogni romanzo, puntualmente, mi commuove, non perché le avventure di questa investigatrice siano tristi, anzi, ma perché Alexander McCall Smith regala sempre qualche riga di pura saggezza.
I casi su cui la No.1 Ladies’ Detective Agency deve indagare sono solo un pretesto per conoscere meglio l’ambientazione africana in cui si muovono i personaggi. Non so che darei per prendere il tè in Botswana con la signora Ramotswe e la signorina Makutsi, di cui, devo confessarlo, sono appassionatamente innamorata!
Ecco un dialogo fra le due tratto dal romanzo, tradotto da Stefania Bertola.

“Vado a sgranchirmi le gambe” disse alla signorina Makutsi. “Sono stata seduta per troppo tempo.”
La signorina Makutsi sollevò lo sguardo dalla lettera che stava leggendo. “E’ un’ottima idea, signora. Se non si sgranchiscono le gambe, il sangue finisce tutto nei piedi e non ne resta abbastanza per la testa. Per questo molte persone sono stupide. Hanno troppo sangue nei piedi.”
La signora Ramotswe fissò la sua assistente. “E’ una teoria interessante, signorina Makutsi. Ma non sono sicura che sia del tutto fondata. Conosco persone molto intelligenti che stanno quasi sempre sedute. Pensi all’Università del Botswana. Lì le persone passano tutto il giorno sedute, ma sono molto intelligenti. E’ evidente che al loro cervello affluisce abbastanza sangue. No, signorina, non credo che le due cose siano correlate.”
La signorina Makutsi fece una smorfia. “Non le conviene mettersi contro la scienza” bofonchiò. “In molti hanno commesso il suo stesso errore.”

Prima di mezzogiorno sono entrata nella Casina delle Civette, che non manco mai di visitare perché le sue vetrate artistiche donano una luce speciale agli ambienti ed io ogni volta immagino di arredare a piacer mio le stanze.
Potete ammirare quest’edificio fatato nella prima foto e se non ci siete mai stati andate perché, almeno qui a Roma, non c’è nulla di simile!
In fine sono passata a trovare i gatti. Villa Torlonia ospita una colonia felina accudita, quindi dietro i cespugli, qui e là, nasconde dei piccoli comprensori, dei gattocondominii abitati da mici soddisfatti e pasciuti, dalla sfericità giottesca.

Ehm… Sì, sì, naturalmente ho fatto anche una capatina al bookshop.
Ecco il link al sito dei Musei di Villa Torlonia.

Nel Paese dei balocchi

1 Dic

Sarò totalmente sincera, il salone Créations & savoir-faire & Marie Claire Idées di Parigi si è dimostrato mooolto al disopra delle mie aspettative.
Quando la mattina ci siamo messi in fila prima dell’apertura, i biglietti già in mano, io buffoneggiavo, prendendo in giro le francesi con tanto di piantina degli stand in una mano e carrellino portaspesa nell’altra. Poi, però, gli uomini della security ci hanno lasciato passare, a piccoli gruppi perché la gente correva, e sono ammutolita.

Se non fosse stato per il mio prezioso accompagnatore, totalmente immune al fascino del luogo, non avrei combinato granché. Sono andata in confusione: il padiglione era enorme e c’era troppo di tutto… Anche applicando il metodo della spesa al supermercato, “muoviamoci corridoio per corridoio così non dimentichiamo nulla”, non siamo riusciti a vedere tutto. Avremo visitato un terzo degli espositori! Ci siamo dovuti limitare alla zona del cucito, tralasciando quelle dedicate alla decorazione e al benessere. Se ci penso mi viene il magone.

Sicuramente vale la pena di andare, magari non da sole, perché da una certa ora in poi la lotta per arrivare a vedere le stoffe è estenuante, il liberty inglese la rende addirittura furiosa. Quindi fa comodo qualcuno che copra le spalle.
Io comunque, ho comprato, uhhh, se ho comprato…

Per il resto, non credo serva raccontarvi quant’è bella Parigi. Noi siamo di casa perciò abbiamo approfittato del bel tempo ed abbiamo fatto lunghe passeggiate per le strade della città già addobbata per le feste. Mostre e musei erano contemplati solo nel piano b, cioè in caso di pioggia.

Così, andando a zonzo, ci siamo trovati davanti la prima boutique aperta da Rose Repetto, nel 1959 al 22 di rue de la Paix. I prezzi sono da élite, ma la visita al negozio mi ha divertita: addetto alla sicurezza alla porta, grande quanto la porta stessa; piccola ballerina intenta a fare qualche esercizio alla sbarra per provare le sue nuove scarpette a punta.
Tutte quelle scarpette rosa negli scaffali di legno, come fossero gomitoli di lana…
Le foto sopra sono per chi di voi è appassionata di scarpine, sembra che su ordinazione realizzino ballerine di qualsiasi sfumatura di colore,
a buon intenditor…

Nell’immagine qui sotto, invece, tutto quello che abbiamo mangiato nel ristorante più carino dove siamo stati, al 29 di rue du Bourg Tibourg, à bientôt!
Le Pas-Sage Obligé – link

J’arriiiveeeeee!!!

10 Nov


Credo che partirò con la valigia vuota e solo i vestiti che avrò indosso!
Per caso sarete anche voi da quelle parti?
Questo è il link al sito del mitico salone di Parigi: Créations & savoir-faire & Marie Claire Idées.

Weekend sorellesco a Torino

26 Set

Ho sempre desiderato visitare Torino e da quando sono una fedele lettrice di Stefania Bertola, questa città è entrata a far parte del mio immaginario, perciò avevo bisogno di dettagli. Ora poi, è tutta una coccarda tricolore e offre bellissime esposizioni sull’Unità d’Italia. A me è piaciuta tanto, ha un aspetto signorile ed ordinato.
 
Dato che dal punto di vista architettonico è piuttosto uniforme, camminandoci si respira un’atmosfera storica precisa e viene un po’ da dire: “O, cielo! Non indosso il busto con le stecche di balena!!!”. A parte re, regine e madame, l’impressione è che i torinesi riescano a vivere la loro città pienamente, senza troppi tormenti.
Gli aspetti più sorprendenti, per quanto mi riguarda, sono stati: le Alpi così vicine che fra i palazzi paiono un fondale teatrale; la diffusa cortesia; la larghezza dei viali ed il numero dei cani a passeggio con i loro padroni; gli orari di apertura dei vari esercizi commerciali, ridotti rispetto a quelli di Roma dove niente sembra fermarsi mai, se non per sfinimento.
 
Complice la Torino Card, abbiamo visitato Palazzo Madama, il Museo Egizio, il Museo Nazionale del Cinema presso la Mole Antonelliana, le Officine Grandi Riparazioni ed il Museo dell’Automobile.

Palazzo Madama è stato una sorpresa con la vista sui tetti della città, le sue collezioni e la ricostruzione della Grande Aula del Senato che, a partire dal 1848, ospitò il Senato Subalpino e poi, tra il 1861 e il 1864, il primo Senato del Regno d’Italia. Ed è stato piacevolissimo riposare nell’orto-giardino nel fossato del castello, ricreato fedelmente secondo i documenti storici del 1400.
 
La mostra Fare gli italiani. 150 anni di storia nazionale alle Officine Grandi Riparazioni è stata, invece, emozionante. A tratti mi sono ritrovata con gli occhi lucidi: quest’esposizione, facendo leva sui sentimenti scombussola e risveglia l’amore patriottico. Link.
 
Il Museo Egizio ha un allestimento molto suggestivo, qui sopra potete vedere la statua di Sekhmet, la dea vendicativa con testa di leone. Volevo, poi, farvi notare il dettaglio che ho segnalato con la freccia nella foto. Gli egiziani hanno davvero inventato tutto: si plissettavano i tessuti! Vi riporto il testo della didascalia relativa agli oggetti in questione: 
Utensile per pieghettare i tessuti, che erano inseriti bagnati tra due tavolette e premuti a caldo, in modo che la stoffa prendesse la forma delle sagome dentate. Legno. Provenienza ignota. Datazione imprecisabile.
 


Visitare il Museo Nazionale del Cinema è molto molto divertente. Ci siamo rimaste delle ore, anche perché le poltrone per la visione erano comodissime e dopo una mattinata passata a trottare per il centro davvero provvidenziali. Per quanto riguarda il percorso, prima c’è tutta una sezione storica, con la nascita dell’animazione a partire dalle ombre cinesi e poi invece il cinema viene esplorato per generi con delle installazioni veramente carine.

In fine, siamo state anche al Museo dell’Automobile. Per quanto sia simpaticamente organizzato la tematica proprio non mi appassiona.  Ho avuto un guizzo di entusiasmo soltanto quando, nella minisezione dei record, ho visto la riproduzione cartonata di Diana Rigg nel ruolo di Emma Peel (The Avengers). L’automobile più piccola della storia è la sua!
 
A Torino abbiamo mangiato sempre bene, anche perché ci siamo tolte tutti gli sfizi. Ecco due indirizzi. Nella prima foto le nostre cioccolate fredde. Immaginate delle Coppe Malù all’ennesima potenza! Nella seconda, torta di mele calda con gelato alla vaniglia.

Caffè Cioccolateria Al Bicerin – Piazza della Consolata, 5

Pastificio Defilippis – Via Giuseppe Luigi Lagrange, 39
 
Vi saluto, e do l’arrivederci a Torino dedicandole l’omonima filastrocca del grande Gianni Rodari. 
 
Torino
 
Sotto i portici di Torino
ho incontrato uno scolaretto.
Garrone? Nobis? Il muratorino
che della lepre rifà il musetto?
 
Come le pagine vecchie e care
del vecchio Cuore, sempre belle,
le vecchie strade diritte e chiare
si somigliano come sorelle.
 
Torino, Torino
il Po e il Valentino
le colline incantate
per farci le passeggiate
 
di fine settimana,
e la Mole Antonelliana
in mezzo alle cartoline
illustrate.
 
Gianni Rodari – Filastrocche per tutto l’anno
 

Terracina seaside memories

22 Ago

Viale Circe

Centro Ittico dei Pescatori – Piazzale Lido

Gelartica – Viale della Vittoria, 78

Dora & Bia – Porto Badino