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E se D&B fossero un film?

13 Feb

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Sarebbero La strana coppia (1968 – The Odd Couple) scritto da Neil Simon e diretto da Gene Saks. Costumi di Jack Bear.

Ovviamente Bia indosserebbe i panni comodi e poco lindi di Oscar perché è capace di sbrodolare ovunque e certo non si fa problemi di etichetta.
Invece la signorina Dora, che passa il tempo a farsi la zampicure e al parco si siede solo sulle panchine, di certo sarebbe Felix.
Per quanto riguarda la sottoscritta, mi vedrei benissimo come la terza delle sorelle Pigeon, anche dette dagli amici “le allegre piccioncine”. Trovo che le garrule Cecily e Gwendolyn, interpretate da Monica Evans e Carole Shelley, siano davvero deliziose nella loro irrefrenabile ilarità.

155Felix: Jack Lemmon
Oscar: Walter Matthau
Murray: Herb Edelman
Vinnie: John Fiedler
Roy: David Sheiner
Speed: Larry Haines

Prima partita di poker del film.

Oscar: Chi vuole una Pepsi?
Murray: La prendo io.
Oscar: Al mio amico Murray, il poliziotto, una Pepsi tiepida!
Roy: Non hai ancora fatto aggiustare il frigo? Ormai sono tre settimane! Lo credo che c’è puzza qui!
Oscar: Calma, calma! Se voglio dei cicchetti torno a vivere con mia moglie. [guardando le carte] Io me ne vado. Chi vuol mangiare?
Murray: Cosa c’è?
Oscar: Ho dei sandwich marroni e dei sandwich verdi. Quale preferisci?
Murray: Che c’è nei verdi?
Oscar: O formaggio molto fresco o carne molto passata.
Murray: Prendo il marrone.
Roy: Sarai mica pazzo a mangiartelo!
Murray: Io ho fame!
Roy: Ma sono due settimane che il suo frigo non funziona. Ci ho visto del latte che stava su da solo senza la bottiglia!
Oscar: E che sei diventato un salutista? Mangia, Murray, mangia!

Altra partita di poker, Felix ormai vive stabilmente da Oscar.

156Felix: Una birra ghiacciata per Roy.
Roy: Grazie!
Felix: Dov’è la sottocoppa?
Roy: Che?
Felix: La sottocoppa. Quella cosa rotonda che va sotto il bicchiere.
Roy: Devo essermela giocata.
Oscar: Eccola, eccola! mi pareva di vincere troppo.
Felix: Usate sempre le sottocoppe, eh ragazzi! Scotch con un pochino di acqua.
Speed: Scotch con un pochino d’acqua e io ho la mia sottocoppa.
Felix: Sarò noioso, ma sapete cosa fanno i bicchieri bagnati!

Oscar: Lasciano dei piccoli cerchi sul tavolo.
Felix: Piccoli cerchi sul tavolo…
Oscar: E noi non vogliamo i cerchi sul tavolo…
Felix: Ah, ecco qui un bel sandwich caldo per Vinnie!
Vinnie: Ah grazie che buon odore! Beh, cosa c’è?
Felix: Prosciutto, lattuga, pomodoro con maionese sul toast.
Vinnie: Ma come, lo hai fatto ora?
Felix: E che ci vuole?
Vinnie: E ti sei fatto questa faticata solo per me?
Oscar: [scocciatissimo] Se non ti piace ti farà un polpettone! Ci mette cinque minuti!
Felix: Ah, io mi ci diverto. MANGIA SUL PIATTO! HO PULITO IL TAPPETO OGGI!!

Avete conosciuto Stephanie?

10 Ott

Forse qualcuno di voi si ricorderà che tempo fa avevo scritto un post su uno dei miei personaggi letterari preferiti, Stephanie Plum: link!
Vi avevo raccontato che ad Hollywood stavano preparando un adattamento del primo romanzo della serie che vede protagonista questa strampalata cacciatrice di taglie, anticipando qualche nome del cast.

Orbene il film One for the money (dal libro Bastardo numero uno di Janet Evanovich) è pronto e tutti i ruoli sono stati assegnati. Confermati Katherine Heigl, Jason O’Mara e Daniel Sunjata.

La parte di nonna Mazur è stata data nientemeno che a Debbie Reynolds.
Quest’attrice dalla carriera lunghissima nel 2012 festeggerà ottant’anni! Probabilmente vi rammentate di lei:
Cantando sotto la pioggia (1952), Il gioco dell’amore (1959), La conquista del West (1962)…
Ecco un’immagine che la ritrae come Lilith Prescott in quest’ultimo film.

One for the money uscirà negli Stati Uniti il 27 gennaio 2012 e in rete già circola il trailer. Questo è il link per vederlo sul sito ufficiale di Katherine Heigl: link!

A lezione di marketing da Gladys Glover

11 Feb

In La ragazza del secolo (It Should Happen to You -1954) Gladys Glover (Judy Holliday) è arrivata a New York dal New Jersey sperando di diventare famosa e dopo due anni non ci è ancora riuscita.

Perso il lavoro come modella di busti per aver preso 2 cm di circonferenza in più sui fianchi, riflette sul da farsi passeggiando senza scarpe a Central Park. L’idea che le viene e che immediatamente realizza è geniale: affittare con i propi risparmi un megacartellone pubblicitario su Columbus Circle dove tutti possano leggere il suo nome.

Lo spazio pubblicitario, dove fa campeggiare il suo nome, è tradizionalmente occupato dalla campagna estiva di una marca di sapone ed i produttori pur di averlo offrono a Gladys una piccola fortuna. La ragazza rifiuta i soldi e cede solo in cambio di sei cartelli più piccoli, ma in posizioni strategiche nella città, come ad esempio l’atrio della stazione centrale.

Quando da Macy’s le domandano i dati per la consegna degli asciugamani acquistati è fatta: tutto il reparto biancheria le chiede l’autografo!

Gladis Glover vestita degli abiti di Jean Louis e con una voce querula, resa in italiano dal doppiaggio di Rina Morelli, è spontanea ed intraprendente. La sua spensierata inadeguatezza al mondo dello show business la rende molto simpatica.

Tutto il contrario di Pete Sheppard (Jack Lemmon), che già dal loro primo incontro, per fini meramente egoistici, si impegna per riportarla con i piedi per terra: “è molto meglio imparare ad essere parte della massa”, “è meglio che il tuo nome significhi qualcosa per pochissimi piuttosto che non significhi niente o qualcosa di male in tutto il mondo” e bla bla bla…

“Oh, senti Pete, io sono maggiorenne!” si ribella lei

“Sì, ma dal collo in giù!” la fredda lui.

Che uomo sensato e noioso…

Questo film di George Cukor segnò il debutto cinematografico di Jack Lemmon. Il presidente della Columbia Pictures, Harry Cohn, era preoccupato che i critici approfittassero del cognome Lemmon per comporre giochi di parole nei titoli dei loro articoli e gli propose, caldamente, di cambiarlo in Lennon. L’attore però non volle, aveva troppa paura che la gente potesse confondere Lennon con Lenin associandolo così al comunismo. In piena “paura rossa” questa non era una questione da poco.

La carriera della stessa Hollyday fu danneggiata da sospetti di filocomunismo: nel 1950 l’FBI investigò su di lei e sebbene non fossero state trovate prove che la accusassero, le fu proibito di esibirsi in tv e alla radio per tre anni.

Vinse un Oscar come migliore attrice per Nata ieri, ma al cinema non le furono più offerti ruoli degni del suo livello o che si discostassero troppo dal personaggio di Billie Dawn, che le aveva permesso di aggiudicarsi la statuetta (nello stesso anno delle candidature di Bette Davis e Anne Baxter per Eva contro Eva).

Nel 1952 dovette presentarsi davanti al sottocomitato per la sicurezza interna del senato americano e spiegare perché il suo nome era finito nelle inchieste. La Holliday aveva un altissimo quoziente intellettivo, ma le fu consigliato di sembrare stupida come i suoi personaggi e lei così fece. Riuscì a cavarsela, ma che tristezza…

Vi saluto con una delle perle di saggezza sgrammaticata di Gladys:

“E si ricordi una cosa, che la gente diversa fa cose diverse e queste cose possono sembrare anche pazzie all’altra gente, ma però non lo sono!”



Palcoscenico (1937)

1 Nov

La pensione per artiste di Mrs. Orcutt è un vero gineceo di giovani donne in cerca della propria occasione o più semplicemente di un ingaggio che permetta loro di pagare la stanza ed il bollito, unico piatto della casa.

Fra le altre vi sono Terry, Judith e Jean, interpretate rispettivamente da Katharine Hepburn, Lucille Ball e Ginger Rogers.
Nella vita Ginger Rogers fu buona amica di Lucille Ball, mentre di Katharine Hepburn ebbe a dire che era presuntuosa e che sul lavoro non l’aveva mai aiutata. Comunque sia andata, nel 1941 Ginger Rogers vinse il suo unico oscar come migliore attrice protagonista per il ruolo di Kitty Foyle, che l’anno prima proprio la Hepburn aveva rifiutato.

Gli abiti di Palcoscenico (Stage Door) sono di Muriel King, un’acquarellista e scenografa che, dopo aver lavorato come illustratrice di moda a Parigi, aprì nel ’32 il suo salone sulla Sessantunesima strada di New York.
La King era specializzata in look “day-into-evening” e disegnò abiti anche per i grandi magazzini e le operaie. Non per nulla fu la stilista personale di Katharine Hepburn!
A cinquantasette anni lascìò lo stilismo per dedicarsi completamente alla pittura.

Tornando al film, io trovo incantevoli tutti gli abiti, non solo i vestiti da sera, ma anche quelli che le ragazze indossano nel salotto della pensione o nelle prove degli spettacoli o per cercare un impiego. Non si sa chi guardare!

Vi lascio con la trascrizione di uno dei primi dialoghi delle due protagoniste. Tutte queste battute, doppiate da Lydia Simoneschi per Katherine Hepburn e da Wanda Tettoni per Ginger Rogers, sono pronunciate in meno di 2 minuti!

g.r.: davanti a tre grossi bauli I bagagli quando arriveranno?
k.h.: Aspetto il grosso per domani mattina.
g.r.: Allora sarà meglio lasciar qua i bauli e dormir nel corridoio per non far confusione.
k.h.: Davvero? E che cosa faremo allora quando arriveranno i miei cani? Spero che amerete gli animali!
g.r.: Oh, io tanto! Questa camera ne ha già visto qualche esemplare.
k.h.: Sììì, questo si vede.
g.r.: osservando una stola di pelliccia Caccia fresca?
k.h.: Sì, col sale sulla coda.
g.r.: Posso farle qualche domanda personale?
k.h.: Una.
g.r.: Questi bauli sono tutti pieni?
k.h.: Credo, ma non ho in mente di vuotarli per ora.
g.r.: Allora se la stanza fosse troppo piena potremmo dormire nei bauli.
k.h.: Sì certo, una buona idea. Le spiacerebbe darmi una mano? Ah! mi voglia perdonare: non è la cameriera lei?
g.r.: Oh, a volte vorrei esserla! Ahh, che bel vestito! Fatto in casa a tempo perso?
k.h.: Proprio così.
g.r.: Cucina anche?
k.h.: Non grandi cose. La solita cucina di casa.
g.r.: E’ buona a far bollire l’acqua per il tè?
k.h.: prendendo la foto di un anziano signore dall’aspetto distinto Penso che metà del comò sia mia. Le spiace se metto questo qua sopra, dica?
g.r.: Una specie di spaventatarme? Un amico di casa?
k.h.: Se non le dispiace è mio nonno.
g.r.: Suo nonno? Ah, vedo infatti c’è qualche somiglianza, specie nella barba!
k.h.: Direi che è intelligente quest’osservazione per lei.
g.r.: Devo ammettere che come nonno ha un’aria… molto generosa.
k.h.: E’ stato con me sempre gentile.
g.r.: Eppure, se le lasciavano la scelta, ne avrebbe scelto uno molto più giovane di nonno, eh?
k.h.: A quanto vedo, tra le altre virtù avete quella graziosa insolenza frutto di una mediocre educazione!
g.r.: Mmm… Bei vestiti, parlare scelto, eccetera, eccetera.
k.h.: Mmm…Disgraziatamente ho avuto una buona educazione io!
g.r.: Be’, credo che non le servirà a molto qua.
k.h.: A tavola uso forchetta e coltello, spero non vi darà noia!
g.r.: Qua serve solo il coltello. Permette che appenda queste cose per un momento solo? lasciando cadere degli abiti sul pavimento Devo fare il bagno.
k.h.: E’ una buona idea.
g.r.: E dato che qua mezzo guardaroba è suo, se trovasse qualcosa di mio lo getti pure dalla finestra!

Ispirazioni: Anne Baxter

13 Lug

Chi ha visto quel capolavoro che è Eva contro Eva (All about Eve – 1950) non può non ricordarla, doppiata da Dhia Cristiani, nei panni di Eva Harrington, uno dei personaggi più indisponenti mai visti al cinema.

Solerte aiutante tuttofare della grande attrice di teatro Margo Channing (Bette Davis), scena dopo scena Eva alimenta nello spettatore un risentimento che cresce fino a fargli esclamare: “Povera! Povera Margo!”, il che per la legge dell’identificazione narrativa significa dare della “poverina” a Bette Davis. No, dico, “poverina” a Bette Davis! Un vero nonsenso!

Questo la dice lunga sulla bravura della Baxter, che di Eva disse “She was the bitchiest person I ever saw”.

Il film vinse premi su premi. Bette Davis, grandiosa nel suo ruolo di Margo, ebbe fra gli altri, il Nastro d’Argento e la Palma d’oro (e trovò in Gary Merrill il suo quarto marito).

Anne Baxter si rifiutò di concorrere per l’Oscar come miglior attrice non protagonista e pretese, giustamente, la stessa categoria di Bette Davis, ma entrambe persero e l’Oscar del 1951 per la miglior attrice protagonista andò a Judy Holliday, interprete di Nata ieri.

Eva contro eva vinse, comunque, sei statuette: film, regia, sceneggiatura, George Sanders (attore non protagonista), suono e… costumi.

Gli abiti erano di Charles Le Maire e di Edith Head, che di Anne Baxter fu una buona amica, tanto da fare da madrina ad una delle sue tre figlie, Melissa, e lasciare in eredità a quest’ultima la propria collezione di gioielli.

Nel film di vestiti stupendi se ne vedono parecchi, indosso a Bette Davis, Celeste Holm e Marilyn Monroe (che in questo film ha una piccola parte). 

Tuttavia l’abito scuro che Eva veste al party di Margo, con il merletto bianco che le cinge le spalle, ingentilendo l’ampia scollatura, è unico.

E la mantella chiara con collo alla stuarda e ricamo asimmetrico, abbinata al vestito che Eva indossa alla propria premiazione, vale da sola l’Oscar.

Per quanto riguarda la carriera della Baxter (nipote del grande architetto Frank Lloyd Wright), si può dire che fu poliedrica: cinema, teatro e tv.

Al cinema vinse l’oscar per Il filo del rasoio (1946), dove aveva il ruolo secondario di Sophie MacDonald, una brava ragazza, felice di quel che ha e su cui la sventura, aiutata dalla perfida protagonista (Gene Tierney), si accanisce, fino a portare l’infelice alla perdizione morale e alla conseguente, inevitabile, tragica fine. Fu grazie a questo film che Anne venne presa in considerazione per Eva contro eva.

Lavorò con Orson Welles, Alfred Hitchcock e Fritz Lang. E… ad ogni festa comandata noi la rivediamo come Nefertari ne I dieci comandamenti (1956), insieme a Yul Brynner, che fa Ramesse.

A teatro, recitò anche nel musical tratto per Broadway da Eva contro eva, Applause, ma nel ruolo di Margo Channing.

In tv sostituitì Bette Davis, malata, nello sceneggiato Hotel (destino beffardo!) ed interpretò davvero di tutto, compresi un episodio del Tenente Colombo, quattro di Love Boat e diversi della serie Batman nelle vesti bislacche di Zelda la Grande e Olga Regina dei Cosacchi… quel che si dice un’attrice completa!

“Anche se non ci fosse altro, ci sono gli applausi.
Ho ascoltato dalle quinte il pubblico applaudire.
Sono come… ondate d’amore che invadono la scena e ti avvolgono tutta!
Che meraviglia sapere che ogni sera centinaia di persone ti vogliono bene!
Ti sorridono con gli occhi lucidi. Ti ammirano. Ti chiamano. Ti invocano!
                                             Questo è… veramente tutto.”

Rito propiziatorio per la venuta del Sole

21 Giu

Non mi ricordo una vigilia di solstizio d’estate più piovosa della giornata di ieri. Indispettita dalla pioggia ho dato il via al mio personale rituale e mi sono consolata con un film dalle atmosfere afose: La lunga estate calda (The Long, Hot Summer – 1958) .

Con questo film Paul Newman vinse il premio per il miglior attore al Festival di Cannes.

La storia, tratta dall’opera narrativa di William Faulkner (Nobel nel 1949), soprattutto dal suo The Hamlet, è ambientata nel profondo sud degli Stati Uniti, in un paesino chiamato Frenchman’s Bend, “soffocante come un busto”.

Qui arriva Ben Quick (Paul Newman) accompagnato dalla sua fama di incendiario. Will Varner (Orson Welles), padrone del paese, riconosce in lui la forza di un “toro da esposizione” e decide di dargli la possibilità di farsi una posizione sociale offrendogli un lavoro e sua figlia Clara (Joanne Woodward) in sposa.

Paul Newman e Joanne Woodward si erano già conosciuti nel 1953, a Brodway, dove entrambi recitavano come attori sostituti in Picnic. All’epoca, però, Newman era già sposato e fu solo quando si ritrovarono sul set de La lunga estate calda che capirono di non volersi più separare. Lui ottenne il divorzio e meno di una settimana dopo si sposarono a Las Vegas.

Quando gli chiesero per l’ennesima volta quale fosse il segreto del suo matrimonio con la Woodward (50 anni insieme), Newman rispose:
“I don’t know what she puts in my food”.

“C’è una fiera di beneficenza la settimana prossima.
Si metta un vestito bianco e un fiocco in testa
e le farò ballare il valzer intorno alla Luna.
Clara.
Cla-a-ara.
Claa-aa-aara.”

Segue inquadratura di Clara compresibilmente turbata.

L’uomo ombra torna a casa (1944)

10 Giu

Come si può non amarli?

In L’uomo ombra torna a casa, il penultimo di una serie di sei film di cui ho già accennato sul blog, Nick e Nora Charles (Myrna Loy e William Powell) vanno a trovare i genitori di lui fuori città.

Nella scena della foto, viaggiano nel vagone merci perché il controllore li ha sorpresi con Asta, il loro fox terrier, fra i passeggeri. Dato che l’idea di separarsi dal cane non li sfiora nemmeno per un nanosecondo, rinunciano ai loro posti.

Lui, ex investigatore popolare anche fra i peggiori manigoldi, tiene al guinzaglio Asta e guarda sereno il paesaggio. Lei, seduta composta pure sulle casse di formaggio, si sta incipriando il naso. Sempre fedeli a loro stessi, non si dimenticano mai chi sono e tutto il resto intorno diventa solo un dettaglio.

Voi la conoscete Stephanie Plum?

31 Mag

Io la considero un’amica da anni ormai, da quando ho comprato Cacciatrice di taglie, edito dalla Bur, perché mi piaceva la copertina stile Charlie’s Angels. Ho scoperto in seguito che, sebbene fosse il primo uscito in Italia, non era che il sesto dei romanzi della serie ed ho cominciato a collezionarli in francese. Poi finalmente, dal 2007, la Salani ha deciso di fare le cose per bene iniziando a pubblicarli nell’ordine corretto, a partire da One for the money, da noi tradotto Bastardo numero uno. Ed io mi sono felicemente adeguata.

Ebbene a Hollywood hanno deciso di farne un film!
Chi non ha mai accompagnato Stephanie Plum nei suoi appostamenti notturni o a cena dai suoi, non mi può capire, ma Janet Evanovich, l’autrice, è brava nei dettagli, nel farti amare i personaggi di contorno: i genitori, quella svitata di nonna Mazur, il criceto… E poi nauralmente Joe Morelli, uno che in natura semplicemente non può esistere.

Katherine HeiglLa Columbia Pictures e la Lakeshore Entertainment hanno già cominciato ad assegnare i ruoli per One for the money.
Per la parte di Stephanie si era parlato di Reese Witherspoon, Sandra Bullock e Anne Hathaway, ma, rullo di tamburi, è stata scelta Katherine Heigl!
Un’occasione veramente ghiotta per lei: i romanzi sono 16. 16 best seller! Intravedete le potenzilità?

E poi per me la Heigl è perfetta. A parte che le sono affezionata per via di Grey’s Anatomy, quindi sono pure amica sua, ma fisicamente e per espressività può essere una grande Stephanie Plum.
Anche l’età coincide e per i capelli scuri si è già provveduto. Rimarrebbe da far quadrare solo il dettaglio degli occhi azzurri del personaggio, ereditati dal ramo ungherese della famiglia (l’altro è italiano), ma sarebbe pignoleria.

Il ruolo di Ranger, cacciatore di taglie anche lui, è andato a Daniel Sunjata.
Ok, mi va benissimo. L’ho visto in La rivolta delle ex, antagonista di Matthew McConaughey per la conquista di Jennifer Garner. E tifavo per lui.

Per quello di Joe Morelli pare, invece, che abbia firmato Jason O’Mara. E qui non ci siamo proprio. Capisco che sia carino e simpatico e che recitare la parte del poliziotto in jeans e giacca di pelle per Life on Mars, lo abbia aiutato per il casting. Ma non può essere nessuno dei maschi della famiglia Morelli, non ne ha la faccia strafottente, figuriamoci se può essere Joe!

Vi dico chi avrei voluto io? Channing Tatum! No, non è troppo giovane. Solo un paio d’anni meno di Katherine Heigl. Un’inezia.

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      Daniel Sunjata                   Jason O’Mara                   Channing Tatum

Comunque, quello che temo di più è che venga tradita l’atmosfera che si respira nei romanzi. Sono ambientati nel New Jersey dei Soprano, a Trenton, città piovosa e inquinata. E i cattivi sono veramente cattivi, viscidi, maniaci, crudeli. C’è da sperare che non facciano del film la solita commediola rosa.
Stephanie Plum è una tosta.

Ispirazioni: Kim Novak

6 Apr

Queste immagini sono tratte da Una strega in paradiso (1958), in cui Kim Novak recita al fianco di James Stewart.
Con lui aveva interpretato, lo stesso anno, La donna che visse due volte, diretta da Hitchcock.

Una strega in paradiso, che è una commedia romantica, non ebbe un grande successo di pubblico, ma ottenne qualche nomination, compresa quella agli Oscar per i costumi di Jean Louis.

A me il film piace molto e trovo lei bellissima. Il modo in cui si muove, lo sguardo…  Gillian, il suo personaggio, ama camminare scalza ed ascolta hot jazz… Per quasi tutta la pellicola indossa solo toni di nero e rosso, smalto compreso, e osa la schiena nuda, molto audace per l’epoca.

In un paio di scene la mise prevede il capo coperto da un cappuccio perché, insomma, è pur sempre una strega! E il tono di voce è sempre suadente, ma per questo bisogna ringraziare la sua principale doppiatrice italiana, Rosetta Calavetta.

Nel ’76 Kim Novak ha sposato un veterinario, conosciuto quando le si era ammalato il cavallo, e con lui ora vive in un ranch in Oregon dove allevano cavalli e lama. Oltre ad essere una star, si dedica alla pittura, alla scultura, alla fotografia e alla poesia… ma a me sarebbe bastata la storia dei lama per considerarla un mito.

“Quel motivo che mugola, che cos’è?”

“Un motivo vecchissimo di secoli fa.”