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Variazioni sul tema

18 Mag


Per la serie “fino all’ultimo scampolo” ecco una minigonna realizzata su richiesta di the girl in the picture con la stessa stoffa della mia gonna a mezza ruota, fotografata un paio di post fa.

Il modello è quello di una gonna dritta, a cui in fase di prova ho tolto l’imbastitura dei cugni sul davanti, in modo da eliminarli in cucitura rendendo la mini più comoda.

A questo proposito un assioma fondamentale in sartoria afferma che i cugni sul davanti si possono togliere, i cugni sul dietro no, perché ne va della “carineria delle forme”. 😉

Per chi avesse notato e compreso la mia assenza, la situazione è ancora difficile, ma il peggio dovrebbe essere passato.

Una 1/2 ruota a quadri

29 Feb


Ecco la gonna di cui avevo scritto nel post precedente. Si tratta di una mezza ruota di lana a quadri. Ho disegnato il cartamodello con lo stesso procedimento illustrato qui sul blog: ecco il link al post.

Anche per la fodera il cartamodello è quello della mezza ruota. Avrei potuto usare meno stoffa per foderare disegnando un apposito cartamodello per gonna svasata, ma volevo che la mia gonna fosse ben sostenuta, quindi ho realizzato un identico modello di fodera, lunghezza a parte.

In questo caso i quadri sono obliqui, ma il dettaglio non li ha resi meno antipatici del solito in fase di lavorazione.
Prima dell’appoggio del cartamodello sulla stoffa ho comunque dovuto disseminare di spilli il tessuto messo doppio, stando ben attenta a fissare uno sull’altro i quadri fra loro corrispondenti.
Ci è voluto del tempo, ma era l’unico modo di procedere affinché poi le righe combaciassero perfettamente lungo le cuciture laterali.

Din! Don! Dan! Don!

6 Giu

Campane a festa per il mio primo cappotto!
Miei modello, cartamodello e realizzazione. Lana e fodera di raso. Collo alla coreana, maniche svasate, fianchetti, bottoni quadrangolari. La fodera è a contrasto alla Capucci. L’abbottonatura, salendo, vira diventando laterale, ma il cappotto è fatto in modo tale da essere simmetrico una volta aperto. Ho faticato, ma mi sono tolta ogni sfizio.
Certo, devo ancora stirarlo e stirarlo e stirarlo, mi par di sentire la voce della mia cara “Maaeestraaaa!”, ma, credetemi, con questo caldo c’è voluto coraggio anche per ripescare un paio di collant da indossare nelle foto.
Il cappottino dovrà aspettare il suo momento.

Cambio di stagione

13 Apr

Ahhhh! Che bello il sole quando si fa meno timido e diventa corroborante! Aria, aria! Mare, mare!
Seta, cotone, lino!!!
Ma io devo finire il programma scolastico, DEVO FINIRE IL CAPPOTTO DI L-A-N-A.
Per carità… bellissimo, complicato ed emozionante, solo che ho l’armadio pieno di stoffe leggere già bagnate e pronte per essere tagliate.
Mi chiamano! Le sento!
Come Ulisse le sirene…
Pazienza… intanto cambio un po’ la grafica del blog e preparo il mio gregge di maglioni per la transumanza sul soppalco.
 

Pon pon(cho) girl

23 Feb

Nessun cartamodello per questo poncho in lana cotta lilla, solo un po’ di geometria e di pazienza per far ben corrispondere i quadri al momento del taglio.
La scollatura è rifinita a sottopunto con la medesima stoffa del poncho.

Le cuciture degli orli sono a vista e realizzate con la taglia e cuci. Volevo un effetto ruvido, che accentuasse il carattere tosto del capo e che facesse sentire the girl in the picture un po’ come il mitico Biondo de Il buono, il brutto, il cattivo (1966)… Ricordate la canzone Clint Eastwood dei Gorillaz?

 

I ain’t happy, I’m feeling glad
I got sunshine, in a bag
I’m useless, but not for long
The future is coming on
It’s coming on
It’s coming on It’s coming on

Weekend a Stoccolma

30 Set

Stoccolma è veramente bellissima!

La città. Tanto verde, tanta acqua. Al mattino è splendida. Ci siamo sentite sempre sicure, anche alle 3 di notte, camminando con i bagagli verso la stazione centrale. Quando tira il vento fa veramente freddo, ma l’aria è più leggera di quella di Roma. Pensavo che fosse pianeggiante e invece si sale e si scende di continuo. Non è pulitissima, ma molto vivibile: metro, bus, tram, piste ciclabili e noi ci siamo sempre spostate a piedi.

Le persone. Gentili, sorridenti, gli svedesi sembrano sereni, placidi. Pure i baristi si muovono al rallentatore! Sarà il welfare a dar loro tanta tranquillità… In generale ti aiutano anche se non lo chiedi, e se lo chiedi fanno di più di quello che ti aspetti.
Sono alti, molti veramente belli. Paiono tutti giovani, in giro di gente più in là con l’età non se ne vede. A tratti la sensazione è stata inquietante, mi ha ricordato il film con Michael York, La fuga di Logan (1976). Probabilmente in tanti passano il fine settimana fuori città, in campagna. Le attività si fermano presto, anche i musei ed i negozi chiudono fra le 16 e le 18. 

Altri dettagli, che dicono tanto: panchine, bici, fiorai, bambini e cani (con la pettorina, non il collare!) per ogni dove. Nonostante il freddo.

Avendo a disposizione solo due giornate intere e fasce orarie ristrette E. ed io abbiamo dovuto scegliere cosa vedere e tralasciare il resto.
Quindi, abbiamo passeggiato per i vicoli stretti di Gamla stan, la città vecchia, risalente al XIII secolo, dove si trovano il Palazzo Reale, la Cattedrale e il Museo Nobel.

Abbiamo visitato il Museo Vasa, lo Skansen e il Moderna Museet.

Il Museo Vasa ospita l’omonimo vascello del 1600. Da poco varato, il Vasa stava salpando dal porto di Stoccolma salutando la città con colpi di cannone quando il vento lo rovesciò su un fianco facendogli imbarcare acqua proprio dai portellini aperti per poter sparare. Il fatto è che a lavori già iniziati, il re Gustav II Adolf aveva voluto che fossero aggiunti altri cannoni rispetto a quelli previsti dal progetto originale, i costruttori lo avevano accontentato e il baricentro della nave era finito troppo in alto rendendola vulnerabile.
Quando si entra nel museo la vista del vascello è emozionante, ma forse avergli dedicato sei piani di installazioni è eccessivo.

Lo Skansen è un museo all’aperto fondato alla fine del 1800 per preservare flora, fauna e architettura della Svezia rurale. Si trova sulla stessa isola del Museo Vasa, l’isola di Djurgården.
Passeggiare nel parco è molto interessante: quasi tutti gli edifici che vi si trovano sono originali, sono stati smontati là dove si trovavano e rimontati nel museo.
Ma è agli animali dello zoo e agli alberi, che in Svezia stanno già cambiando colore, che noi abbiamo scattato più foto.

Il Moderna Museet è più piccolo di quanto ci aspettassimo. Possiede nella propria collezione permanente quadri importanti, ma non regge il confronto con altri musei analoghi.

Il cibo. A Stoccolma abbiamo mangiato bene, anche se gli svedesi cenano prestissimo, anche prima delle 18 e il pranzo è considerato il pasto principale. Noi abbiamo incontrato qualche difficoltà la sera. Scrivo qui gli indirizzi dei due locali che ci sono piaciuti di più.

Jerntorgith café & take away – Järntorget 85, Gamla stan.

Chokladfabriken café & butik Regeringsgatan 58 – www.chokladfabriken.com

Lo shopping. Siamo state in più di un negozio di stoffe, compresi i famosi www.svenskttenn.se e www.tiogruppen.com. Nonostante i prezzi, risibili per quanto erano alti, entrambi mi hanno fatta sentire al reparto tessile dell’Ikea: stesso stile, stessi colori. Tessuti tristi.
L’unico che mi ha incantata è stato il punto vendita di www.hildahilda.se, bellissimo! E qui, naturalmente, abbiamo comprato!
E ci siamo permesse pure un gomitolo a testa di lana dell’isola di Gotland. Le pecore in questione sono molto famose per la loro lana, oltre che per il loro carattere amabile, di conseguenza anche l’equivalente in gomitoli di una sciarpetta ha un prezzo proibitivo, ma volete mettere la soddisfazione!

Hej då a tutti!

Pantaloni a zampa

24 Mar

O forse sarebbe meglio scrivere “a zampetta”, dato che non si possono definire propriamente a zampa di elefante.

Tessuto: pura lana… a quadri!

Quando si lavora con i quadri bisogna, prima dell’appoggio su stoffa del cartamodello, disseminare gli stessi di spilli.

Disegnando i cartamodelli con il sistema dei quarti (1/2 del davanti – 1/2 del dietro per un totale di 4 parti) l’appoggio si fa sul tessuto messo doppio, con i quadri che devono coincidere o-v-u-n-q-u-e, anche se sono poco evidenti, come in questo caso.

Altrimenti quando si monta il capo, sulle linee di congiuntura, il disegno della stoffa risulta sfasato e si prorompe in un grido d’orrore.

In breve, solo la… ehm… quadratura dei quadri è una fatica, ma se la si fa bene l’effetto finale è professional.

Ora basta, però, con la lana, che sento già aria di mare!

Vestito svasato

6 Mar

Questo è un semplice tubino, leggermente svasato, 3 cm per lato, con maniche altrettanto svasate e scollo a barchetta.

Nato da uno scampolo di pura lana è un po’ rigido, ma caldissimo…

Peccato che io stia già pensando all’estate!

Quando fa freddo

25 Gen

Sono giornate fredde.

Mi fanno venir voglia di dormite, tè, film, letture e… pantaloni di lana!

Vi riporto un brano dell’ultimo libro che ho letto. Dei romanzi di Paasilinna mi restano nel cuore, ogni volta, le foreste, il freddo, l’umanità dei personaggi e l’enorme quantità di alcol bevuto… tanto per ricordarmi che questo di Roma non è il freddo vero!

Buon calduccio a tutti!

***

Se ne stettero nella pace di quel mondo silente, godendosi l’estate e conversando dei problemi del vivere umano mentre osservevano la natura. Ogni tanto prendevano un goccio di vino, sedevano sul pontile con le lenze in mano e fissavano il lago. Il colonello Kemppainen si stupì della maniera singolare che aveva Rellonen di sprecare gli alcolici: appena la bottiglia era vuota per due terzi, vi rimetteva il tappo e, se il vento tirava dalla riva, la lanciava nel lago. La bottiglia prendeva il largo beccheggiando, per raggiungere prima o poi la riva opposta. La traversata era di qualche chilometro, e il mittente di quel messaggio alcolico non poteva sapere dove sarebbe approdato.

“Quasi tutti i proprietari di case qui fanno la stessa cosa. E’ prassi lasciare un terzo in fondo alla bottiglia prima di rimetterla in circolo”, spiegò Rellonen.

Il colonnello non si capacitava ancora di quello spreco. L’alcol in Finlandia è caro: come si poteva gettarlo in
acqua?

Rellonen spiegò che si trattava di un metodo ben sperimentato di mantenere buoni rapporti coi vicini. Qualcuno l’aveva iniziata un po’ per caso già da qualche tempo. Dall’estremità del suo pontile la prima bottiglia era stata vista galleggiare con il suo carico alcolico sette anni addietro. Cognac Charante, di ottima qualità. Era giunto veleggiando a perfetto proposito una mattina di agosto per alleviargli i postumi di una sbornia. Appena la rivendita di alcolici aveva aperto, Rellonen aveva pagato il suo debito con il lago dell’Ebbro.

Di tanto in tanto, e sempre più frequentemente negli ultimi anni, sulla riva erano comparse altre bottiglie. L’abitudine poco alla volta si era propagata su tutte le sponde del lago. Ma di questo non si faceva parola, era il tacito segreto dei vacanzieri del lago Ebbro.

“L’estate scorsa ho ricevuto tre bottiglie di sherry e, poco prima che il lago ghiacciasse, una bottiglia di vodka e una di acquavite. Erano così piene che galleggiavano a stento. Cose così ti scaldano il cuore. Ti fanno credere che dall’altra parte del lago viva un’anima gemella, un generoso amante del buon cognac, o anche un accanito bevitore di vodka, che abbia avuto un pensiero per un amico sconosciuto sull’altra riva.”

***

Arto Paasilinna – Piccoli suicidi tra amici