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Auguri per tanti nuovi sentieri

31 Gen

Felice anno nuovo! In fondo è ancora gennaio quindi fatemi passare gli auguri ritardatari, ma sentiti.
Per quanto mi riguarda tutto è incerto, tutto è in divenire, ma nonostante qualche timore faccio tesoro degli alti e bassi dell’anno appena passato, che più di ogni altro m’ha sorpresa, e spero che il 2013 si riveli ancora più imprevedibile e stimolante.
Per farmi perdonare l’assenza vi regalo una delle mie filastrocche preferite, perfettamente in tema con il post.
L’autrice si chiama Sabrina Giarratana.
Il libro Filastrocche in valigia, è per bimbi, ma io l’ho acquistato nel bookshop del MACRO il museo di arte contemporanea e questo, sia chiaro, fa di me un’intellettuale avanguardista, qualunque testo propostomi dal museo io abbia scelto di portarmi via!

153Filastrocca dei sentieri invisibili

Certi sentieri io non li vedo
Se me li dici io non ci credo
Ma ad occhi chiusi posso sentirli
E se mi perdo posso scoprirli
Sono i sentieri che non pensavo
Portano in posti che non guardavo
Come tesori stanno nascosti
Portano al cuore di tutti i posti
Sono i sentieri forse più belli
Io scopro il mondo se scopro quelli.

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Kinsella vs Muraro

26 Lug

Ahhh! Eccomi finalmente, dopo settimane di forzato isolamento telematico, a riprendere il filo del blog, ancora da mancina.

Nell’ultimo post avevo scritto della serata al Letterature Festival Internazionale di Roma. In seguito ci sono tornata per ascoltare Sophie Kinsella e Luisa Muraro. Nel fare l’azzardato abbinamento gli organizzatori dovevano di sicuro avere in mente il tema dell’edizione 2012: SEMPLICE/COMPLESSO.

Di Sophie Kinsella mi sembra di aver letto cinque libri, alcuni mi sono piaciuti molto, altri poco. Ero curiosa di vederla da vicino e per via della serie con protagonista Rebecca Bloomwood (I love shoppping e seguenti) avevo grandi aspettative riguardo al suo look, ma ne sono rimasta delusa. In total white, sandali a fasce compresi, l’ho trovata piuttosto scialba.
In italiano ha detto solo “Sono molto felice di essere qui”, ma ha sorriso tanto.

Comunque, Madeleine Wickham meglio nota come Sophie Kinsella (l’hanno presentata così, fa tanto Prince) ha letto un noiosissimo brano dall’inedito Giocare ad armi pari su sei personaggi, uno più antipatico dell’altro, che partecipano ad un torneo amichevole di tennis. La storia era talmente barbosa che mi sono estraniata e ho passato il tempo ad immaginarla con altri possibili tagli di capelli.

Il 30 giugno ho trovato su la Repubblica una sua intervista rilasciata a Silvia Luperini. Sophie/Madeleine a dodici anni: “I miei genitori avevano deciso di darmi una paghetta mensile. Ero così soddisfatta di me stessa e mi sentivo un tale potere fra le mani che mi sono sparata tutti i soldi in un colpo solo per un orrendo blazer di lana e un paio di calzine”.
Sophie/Madeleine oggi: “L’armadio pieno di abiti intonsi mi eccitava, adesso mi fa sentire in colpa”.
Potere della crisi! Dice che dà “sacchi di gonne e sandali, mai indossati, in benficenza” e organizza mercatini con le sorelle.

Dopo di lei Iaia Forte, voce di Fahrenheit su Radio3, già salita sul palco per leggere un brano della scrittrice londinese, è tornata e ha letto alcune pagine da Dio è violent della Muraro. Parole complicatissime almeno per me, che mi ero già lasciata scivolare sulla sedia per il sonno.
Intorno alle 22, però, ha fatto il suo ingresso la filosofa stessa e dopo un paio di minuti ero sveglia e ritta sulla schiena per non perdermi nemmeno una sillaba.
Il cervello illuminato a giorno: “Lei sa, ha capito e ora spiega!”, che sensazione meravigliosa.

Luisa Muraro è una delle maggiori esponenti del pensiero della differenza, ha dedicato i suoi studi al pensiero delle donne.
Da insegnante, molto simpatica e comprensibile, ci ha regalato una vera lezione sulla differenza fra potere e politica, sull’impegno del singolo e sulla violenza simbolica. Le idee che ha espresso mi sono risuonate in testa per giorni.

Non voglio scendere in particolari perché in filosofia un aggettivo sbagliato cambia il senso del discorso, ma un concetto sono riuscita ad appuntarmelo parola per parola perché la Muraro lo ha ribadito più volte: l’intera disponibilità della propria forza è un nuovo principio dell’agire politico.
E soprattutto posso lasciarvi il link alla trascrizione dell’intero discorso perché ora è stata inserita sul sito ufficiale della manifestazione: “Mi piacerebbe essere una Lady Gaga”

Franca Valeri a Letterature

1 Giu

In queste settimane la Basilica di Massenzio al Foro Romano ospita Letterature Festival Internazionale di Roma, arrivato all’undicesima edizione. SEMPLICE/COMPLESSO è il tema del 2012.
La formula di Letterature abbina ogni sera due scrittori che dalle 21 alle 22.30 si dividono il palco leggendo un brano di una loro opera pubblicata ed un testo inedito, a tratti accompagnati da un musicista.
Ecco il link al sito della manifestazione, che chiuderà il 21 giugno.

Io sono andata ad ascoltare Franca Valeri. Così minuta eppure immensa, ci ha letto dei suoi inizi e qualcosa da Le donne, insieme all’attrice Orsetta De Rossi.
Abbiamo riso tanto, io mi sono pure commossa e sono rimasta colpita dall’ironia e dalla presenza di spirito dimostrate da questa poliedrica artista nonostante la sua malattia e la vecchiaia “che non è facile da sobri”.
Come lei stessa dice “La comicità è questione di cervello”.
Alla fine della serata ho comprato il libro e con la scusa dell’autografo ho potuto farle la mia dichiarazione d’affetto ricevendone in cambio un sorriso prezioso.

Prima di lei, però, ha parlato Karen Swan. Una giovane attrice, Ivana Lotito l’ha introdotta leggendo qualche pagina del suo romanzo Un diamante da Tiffany. Io non l’avevo letto, snobbandolo perché in genere diffido dei best seller da supermercato.
Ora me ne sono fatta un’opinione più precisa e ancor meno lusinghiera, credo che ne abbiano fatto la fortuna titolo e copertina e personalmente ho trovato più interessante l’abito di shantung color oro della Lotito che l’ascolto in sé.

Però la Swan è stata molto carina.
Per la prima volta a Roma, vestita di rosa, con i suoi stivaloni bianchi pareva Barbie Dolcissima Autrice di Harmony. Ci ha salutato in italiano, sembrava sinceramente emozionata ed ascoltarla leggere nel suo inglese perfetto è stato un vero piacere.

Il brano era del suo nuovo romanzo. Spoiler! Spoiler! Un tizio muore di tumore al cervello; ha tenuta nascosta la malattia alla compagna con frasi del tipo “mi vado a stendere un po’, mi sento così così”, ma in compenso le ha lasciato una lettera postuma in cui spiega di avere un’altra famiglia da anni. Per questo non la sposava!!!
😯

Ricetta Rigenerante

2 Apr

Ingredienti per 1 persona:
1 mattina con il sole di un giorno prefestivo
1 villa storica bellissima e accogliente
1 sottofondo di cinguettii e corse sui prati
1 libro caro al cuore
1 gustosa colazione in un posticino tranquillo dove ci si possa fermare a leggere
1 mostra e/o 1 museo capaci di suscitare stupore
e se si vuole esagerare
Q.B. di shopping sofisticato in un bookshop museale.

Questa è la sua versione tipicamente romana, ma la ricetta è personalizzabile in base ai propri gusti, ai prodotti locali e a quel che offre la stagione.

Io ho miscelato con cura un sabato mattina di febbraio, L’ora del tè di Alexander McCall Smith e Villa Torlonia che da sola mi ha fornito: i prati, la Casina delle Civette, la mostra sulle ceramiche di Gio Ponti al Casino dei Principi, La Limonaia per la colazione ed il bookshop museale.

Essendo arrivata presto, troppo perché La Limonaia fosse aperta, per prima cosa ho visitato l’esposizione Gio Ponti il fascino della ceramica.
Gio Ponti era l’architetto milanese a cui nel 1923 fu affidata la direzione artistica della Società Ceramica Richard-Ginori.
La produzione della fabbrica all’epoca languiva limitandosi alle imitazioni e Ponti la rivoluzionò traendo ispirazione dall’arte antica, dalla prospettiva rinascimentale, dal Palladio e dal Neoclassicismo, ideando ceramiche di altissima qualità, bellissime, moderne ed ironiche.
Nel 1925 a Parigi la giuria dell’Esposizione Internazionale di Arti Decorative conferì alla ditta italiana il Grand Prix ed al prestigio si unì il successo commerciale perché la vendita del campionario fu straordinaria.
A questo proposito ho trovato molto istruttivo scoprire che il metodo di lavoro che Ponti introdusse nella Manifattura di Doccia non si limitava all’aspetto creativo, ma comprendeva lo studio della grafica dei cataloghi, degli annunci pubblicitari, delle etichette dei prezzi, dei marchi di fabbrica e della commerciabilità dei prodotti, nulla veniva da lui tralasciato. Per darvi un altro indizio su quanto fosse eclettica la personalità di questo architetto vi dirò che negli anni trenta disegnò le scene ed i costumi per il Teatro alla Scala.
Comunque, le opere esposte al Casino dei Principi erano davvero molto belle, alcune soprendenti. La coppa nella foto è inititolata Circo, è di porcellana bianca e oro con decoro nero e grigio.

Tornando alla mia gita, poco prima delle undici sono andata a fare colazione: una fetta di torta al cioccolato e un cappucino con cacao.
Il locale de La Limonaia è molto carino e luminoso, anche se un po’ caro. La musica non è invadente e il cappuccino è diverso dal solito. Molto buono.

Mi sono fermata un’oretta assaporando l’esperienza della lettura al tavolino, in una mano L’ora del tè, nell’altra il cappuccino.
La serie di romanzi con protagonista Precious Ramotswe è in assoluto la mia preferita. Ogni romanzo, puntualmente, mi commuove, non perché le avventure di questa investigatrice siano tristi, anzi, ma perché Alexander McCall Smith regala sempre qualche riga di pura saggezza.
I casi su cui la No.1 Ladies’ Detective Agency deve indagare sono solo un pretesto per conoscere meglio l’ambientazione africana in cui si muovono i personaggi. Non so che darei per prendere il tè in Botswana con la signora Ramotswe e la signorina Makutsi, di cui, devo confessarlo, sono appassionatamente innamorata!
Ecco un dialogo fra le due tratto dal romanzo, tradotto da Stefania Bertola.

“Vado a sgranchirmi le gambe” disse alla signorina Makutsi. “Sono stata seduta per troppo tempo.”
La signorina Makutsi sollevò lo sguardo dalla lettera che stava leggendo. “E’ un’ottima idea, signora. Se non si sgranchiscono le gambe, il sangue finisce tutto nei piedi e non ne resta abbastanza per la testa. Per questo molte persone sono stupide. Hanno troppo sangue nei piedi.”
La signora Ramotswe fissò la sua assistente. “E’ una teoria interessante, signorina Makutsi. Ma non sono sicura che sia del tutto fondata. Conosco persone molto intelligenti che stanno quasi sempre sedute. Pensi all’Università del Botswana. Lì le persone passano tutto il giorno sedute, ma sono molto intelligenti. E’ evidente che al loro cervello affluisce abbastanza sangue. No, signorina, non credo che le due cose siano correlate.”
La signorina Makutsi fece una smorfia. “Non le conviene mettersi contro la scienza” bofonchiò. “In molti hanno commesso il suo stesso errore.”

Prima di mezzogiorno sono entrata nella Casina delle Civette, che non manco mai di visitare perché le sue vetrate artistiche donano una luce speciale agli ambienti ed io ogni volta immagino di arredare a piacer mio le stanze.
Potete ammirare quest’edificio fatato nella prima foto e se non ci siete mai stati andate perché, almeno qui a Roma, non c’è nulla di simile!
In fine sono passata a trovare i gatti. Villa Torlonia ospita una colonia felina accudita, quindi dietro i cespugli, qui e là, nasconde dei piccoli comprensori, dei gattocondominii abitati da mici soddisfatti e pasciuti, dalla sfericità giottesca.

Ehm… Sì, sì, naturalmente ho fatto anche una capatina al bookshop.
Ecco il link al sito dei Musei di Villa Torlonia.

L’antolozia di Erich Mühsam

19 Gen


Ahimé, ignoravo Erich Mühsam e invece penso che certe storie debbano essere sempre tenute a mente perché è sconvolgente con quanta forza e coerenza alcuni riescano a condurre le proprie vite.

Erich Mühsam nasce a Berlino nel 1878 in una famiglia ebrea, poeta, attivista politico, cabarettista, pacifista, direttore di una propria testata giornalistica viene impriogionato più volte fino alla morte per impiccagione nel campo di Oranienburg nel 1934.

Vi risparmio i dettagli sulle terribili torture che ha sopportato senza smarrire il proprio pensiero e la propria identità perché mi hanno reso dolorosa la lettura di questo libro e vi presento, invece, le sue zie.

Ho trovato questo libricino La psicologia della zia ricca, le nubi edizioni, in un negozio di cartotecnica e, attirata dal sottotitolo Un’antolozia di 25 monografie che contribuisce alla soluzione del problema dell’immortalità e dalle pagine in carta riciclata, l’ho aggiunto alla mia spesa di portamine e colori.

I brevi racconti narrano le vicende di venticinque anziane ziette, prensentate in ordine alfabetico insieme ai loro avidi nipoti. La premessa dell’autore spiega la teoria alla base della narrazione: “[…] nel presente libro le prove dell’esistenza di una intera categoria della specie umana che è immune dall’abbraccio letale della Comare Secca: è la categoria delle zie ricche di cui si attende l’eredità”.
Io sono rimasta sorpresa dall’arguzia e dalla maestria con cui Mühsam articola la sua prosa, ben tradotta da Marzia Mascelli. Tanti dettagli in così poche parole! Bisogna essere davvero bravi.
Non tutti i ritratti tracciati mi sono piaciuti in egual modo, ma alcuni sono delle vere chicche, segue l’incipit di Zia Henriette.

Vien da sé che tra venticinque zie ricche da eredità ve ne sia una pittrice. La pittrice cui mi riferisco è Zia Henriette. La sua occupazione consisteva unicamente nel dipingere e nel dormire. Sovente, esercitava le due attività nello stesso momento. Dipingeva non soltanto paesaggi, nudi maschili, fiori e altri ritratti, ma anche sé stessa. Sarebbe stato difficile, altrimenti, spiegare il singolare colore del suo viso. Ella, via via che sfrontate vi irrompevano le rughe, ritoccava con abilità il volto ed esso cangiava in tutti i colori del mondo. Il lilla, soprattutto, spiccava. Lilla era anche il suo abito. Il lilla, lei diceva, era il suo colore carnale. Se questo accostamento fosse giusto, non ebbi mai occasione di provarlo.
Dicevamo che Zia Henriette, quando non dipingeva, si teneva occupata col sonno. Che camminasse, fosse seduta, in piedi o distesa, in ogni caso ella dormiva. E agli spassionati i suoi quadri apparivano senz’ombra di dubbio come opere dipinte nel sonno.

Avete conosciuto Stephanie?

10 Ott

Forse qualcuno di voi si ricorderà che tempo fa avevo scritto un post su uno dei miei personaggi letterari preferiti, Stephanie Plum: link!
Vi avevo raccontato che ad Hollywood stavano preparando un adattamento del primo romanzo della serie che vede protagonista questa strampalata cacciatrice di taglie, anticipando qualche nome del cast.

Orbene il film One for the money (dal libro Bastardo numero uno di Janet Evanovich) è pronto e tutti i ruoli sono stati assegnati. Confermati Katherine Heigl, Jason O’Mara e Daniel Sunjata.

La parte di nonna Mazur è stata data nientemeno che a Debbie Reynolds.
Quest’attrice dalla carriera lunghissima nel 2012 festeggerà ottant’anni! Probabilmente vi rammentate di lei:
Cantando sotto la pioggia (1952), Il gioco dell’amore (1959), La conquista del West (1962)…
Ecco un’immagine che la ritrae come Lilith Prescott in quest’ultimo film.

One for the money uscirà negli Stati Uniti il 27 gennaio 2012 e in rete già circola il trailer. Questo è il link per vederlo sul sito ufficiale di Katherine Heigl: link!

Rimedio per l’ignavia

30 Nov

Disattenzione

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.

Su un tavolo più giovane da una mano d’un giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

 

Wisława Szymborska, poetessa polacca, premio Nobel nel 1996.

Voi la conoscete Stephanie Plum?

31 Mag

Io la considero un’amica da anni ormai, da quando ho comprato Cacciatrice di taglie, edito dalla Bur, perché mi piaceva la copertina stile Charlie’s Angels. Ho scoperto in seguito che, sebbene fosse il primo uscito in Italia, non era che il sesto dei romanzi della serie ed ho cominciato a collezionarli in francese. Poi finalmente, dal 2007, la Salani ha deciso di fare le cose per bene iniziando a pubblicarli nell’ordine corretto, a partire da One for the money, da noi tradotto Bastardo numero uno. Ed io mi sono felicemente adeguata.

Ebbene a Hollywood hanno deciso di farne un film!
Chi non ha mai accompagnato Stephanie Plum nei suoi appostamenti notturni o a cena dai suoi, non mi può capire, ma Janet Evanovich, l’autrice, è brava nei dettagli, nel farti amare i personaggi di contorno: i genitori, quella svitata di nonna Mazur, il criceto… E poi nauralmente Joe Morelli, uno che in natura semplicemente non può esistere.

Katherine HeiglLa Columbia Pictures e la Lakeshore Entertainment hanno già cominciato ad assegnare i ruoli per One for the money.
Per la parte di Stephanie si era parlato di Reese Witherspoon, Sandra Bullock e Anne Hathaway, ma, rullo di tamburi, è stata scelta Katherine Heigl!
Un’occasione veramente ghiotta per lei: i romanzi sono 16. 16 best seller! Intravedete le potenzilità?

E poi per me la Heigl è perfetta. A parte che le sono affezionata per via di Grey’s Anatomy, quindi sono pure amica sua, ma fisicamente e per espressività può essere una grande Stephanie Plum.
Anche l’età coincide e per i capelli scuri si è già provveduto. Rimarrebbe da far quadrare solo il dettaglio degli occhi azzurri del personaggio, ereditati dal ramo ungherese della famiglia (l’altro è italiano), ma sarebbe pignoleria.

Il ruolo di Ranger, cacciatore di taglie anche lui, è andato a Daniel Sunjata.
Ok, mi va benissimo. L’ho visto in La rivolta delle ex, antagonista di Matthew McConaughey per la conquista di Jennifer Garner. E tifavo per lui.

Per quello di Joe Morelli pare, invece, che abbia firmato Jason O’Mara. E qui non ci siamo proprio. Capisco che sia carino e simpatico e che recitare la parte del poliziotto in jeans e giacca di pelle per Life on Mars, lo abbia aiutato per il casting. Ma non può essere nessuno dei maschi della famiglia Morelli, non ne ha la faccia strafottente, figuriamoci se può essere Joe!

Vi dico chi avrei voluto io? Channing Tatum! No, non è troppo giovane. Solo un paio d’anni meno di Katherine Heigl. Un’inezia.

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      Daniel Sunjata                   Jason O’Mara                   Channing Tatum

Comunque, quello che temo di più è che venga tradita l’atmosfera che si respira nei romanzi. Sono ambientati nel New Jersey dei Soprano, a Trenton, città piovosa e inquinata. E i cattivi sono veramente cattivi, viscidi, maniaci, crudeli. C’è da sperare che non facciano del film la solita commediola rosa.
Stephanie Plum è una tosta.

Quando fa freddo

25 Gen

Sono giornate fredde.

Mi fanno venir voglia di dormite, tè, film, letture e… pantaloni di lana!

Vi riporto un brano dell’ultimo libro che ho letto. Dei romanzi di Paasilinna mi restano nel cuore, ogni volta, le foreste, il freddo, l’umanità dei personaggi e l’enorme quantità di alcol bevuto… tanto per ricordarmi che questo di Roma non è il freddo vero!

Buon calduccio a tutti!

***

Se ne stettero nella pace di quel mondo silente, godendosi l’estate e conversando dei problemi del vivere umano mentre osservevano la natura. Ogni tanto prendevano un goccio di vino, sedevano sul pontile con le lenze in mano e fissavano il lago. Il colonello Kemppainen si stupì della maniera singolare che aveva Rellonen di sprecare gli alcolici: appena la bottiglia era vuota per due terzi, vi rimetteva il tappo e, se il vento tirava dalla riva, la lanciava nel lago. La bottiglia prendeva il largo beccheggiando, per raggiungere prima o poi la riva opposta. La traversata era di qualche chilometro, e il mittente di quel messaggio alcolico non poteva sapere dove sarebbe approdato.

“Quasi tutti i proprietari di case qui fanno la stessa cosa. E’ prassi lasciare un terzo in fondo alla bottiglia prima di rimetterla in circolo”, spiegò Rellonen.

Il colonnello non si capacitava ancora di quello spreco. L’alcol in Finlandia è caro: come si poteva gettarlo in
acqua?

Rellonen spiegò che si trattava di un metodo ben sperimentato di mantenere buoni rapporti coi vicini. Qualcuno l’aveva iniziata un po’ per caso già da qualche tempo. Dall’estremità del suo pontile la prima bottiglia era stata vista galleggiare con il suo carico alcolico sette anni addietro. Cognac Charante, di ottima qualità. Era giunto veleggiando a perfetto proposito una mattina di agosto per alleviargli i postumi di una sbornia. Appena la rivendita di alcolici aveva aperto, Rellonen aveva pagato il suo debito con il lago dell’Ebbro.

Di tanto in tanto, e sempre più frequentemente negli ultimi anni, sulla riva erano comparse altre bottiglie. L’abitudine poco alla volta si era propagata su tutte le sponde del lago. Ma di questo non si faceva parola, era il tacito segreto dei vacanzieri del lago Ebbro.

“L’estate scorsa ho ricevuto tre bottiglie di sherry e, poco prima che il lago ghiacciasse, una bottiglia di vodka e una di acquavite. Erano così piene che galleggiavano a stento. Cose così ti scaldano il cuore. Ti fanno credere che dall’altra parte del lago viva un’anima gemella, un generoso amante del buon cognac, o anche un accanito bevitore di vodka, che abbia avuto un pensiero per un amico sconosciuto sull’altra riva.”

***

Arto Paasilinna – Piccoli suicidi tra amici