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Kinsella vs Muraro

26 Lug

Ahhh! Eccomi finalmente, dopo settimane di forzato isolamento telematico, a riprendere il filo del blog, ancora da mancina.

Nell’ultimo post avevo scritto della serata al Letterature Festival Internazionale di Roma. In seguito ci sono tornata per ascoltare Sophie Kinsella e Luisa Muraro. Nel fare l’azzardato abbinamento gli organizzatori dovevano di sicuro avere in mente il tema dell’edizione 2012: SEMPLICE/COMPLESSO.

Di Sophie Kinsella mi sembra di aver letto cinque libri, alcuni mi sono piaciuti molto, altri poco. Ero curiosa di vederla da vicino e per via della serie con protagonista Rebecca Bloomwood (I love shoppping e seguenti) avevo grandi aspettative riguardo al suo look, ma ne sono rimasta delusa. In total white, sandali a fasce compresi, l’ho trovata piuttosto scialba.
In italiano ha detto solo “Sono molto felice di essere qui”, ma ha sorriso tanto.

Comunque, Madeleine Wickham meglio nota come Sophie Kinsella (l’hanno presentata così, fa tanto Prince) ha letto un noiosissimo brano dall’inedito Giocare ad armi pari su sei personaggi, uno più antipatico dell’altro, che partecipano ad un torneo amichevole di tennis. La storia era talmente barbosa che mi sono estraniata e ho passato il tempo ad immaginarla con altri possibili tagli di capelli.

Il 30 giugno ho trovato su la Repubblica una sua intervista rilasciata a Silvia Luperini. Sophie/Madeleine a dodici anni: “I miei genitori avevano deciso di darmi una paghetta mensile. Ero così soddisfatta di me stessa e mi sentivo un tale potere fra le mani che mi sono sparata tutti i soldi in un colpo solo per un orrendo blazer di lana e un paio di calzine”.
Sophie/Madeleine oggi: “L’armadio pieno di abiti intonsi mi eccitava, adesso mi fa sentire in colpa”.
Potere della crisi! Dice che dà “sacchi di gonne e sandali, mai indossati, in benficenza” e organizza mercatini con le sorelle.

Dopo di lei Iaia Forte, voce di Fahrenheit su Radio3, già salita sul palco per leggere un brano della scrittrice londinese, è tornata e ha letto alcune pagine da Dio è violent della Muraro. Parole complicatissime almeno per me, che mi ero già lasciata scivolare sulla sedia per il sonno.
Intorno alle 22, però, ha fatto il suo ingresso la filosofa stessa e dopo un paio di minuti ero sveglia e ritta sulla schiena per non perdermi nemmeno una sillaba.
Il cervello illuminato a giorno: “Lei sa, ha capito e ora spiega!”, che sensazione meravigliosa.

Luisa Muraro è una delle maggiori esponenti del pensiero della differenza, ha dedicato i suoi studi al pensiero delle donne.
Da insegnante, molto simpatica e comprensibile, ci ha regalato una vera lezione sulla differenza fra potere e politica, sull’impegno del singolo e sulla violenza simbolica. Le idee che ha espresso mi sono risuonate in testa per giorni.

Non voglio scendere in particolari perché in filosofia un aggettivo sbagliato cambia il senso del discorso, ma un concetto sono riuscita ad appuntarmelo parola per parola perché la Muraro lo ha ribadito più volte: l’intera disponibilità della propria forza è un nuovo principio dell’agire politico.
E soprattutto posso lasciarvi il link alla trascrizione dell’intero discorso perché ora è stata inserita sul sito ufficiale della manifestazione: “Mi piacerebbe essere una Lady Gaga”

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Franca Valeri a Letterature

1 Giu

In queste settimane la Basilica di Massenzio al Foro Romano ospita Letterature Festival Internazionale di Roma, arrivato all’undicesima edizione. SEMPLICE/COMPLESSO è il tema del 2012.
La formula di Letterature abbina ogni sera due scrittori che dalle 21 alle 22.30 si dividono il palco leggendo un brano di una loro opera pubblicata ed un testo inedito, a tratti accompagnati da un musicista.
Ecco il link al sito della manifestazione, che chiuderà il 21 giugno.

Io sono andata ad ascoltare Franca Valeri. Così minuta eppure immensa, ci ha letto dei suoi inizi e qualcosa da Le donne, insieme all’attrice Orsetta De Rossi.
Abbiamo riso tanto, io mi sono pure commossa e sono rimasta colpita dall’ironia e dalla presenza di spirito dimostrate da questa poliedrica artista nonostante la sua malattia e la vecchiaia “che non è facile da sobri”.
Come lei stessa dice “La comicità è questione di cervello”.
Alla fine della serata ho comprato il libro e con la scusa dell’autografo ho potuto farle la mia dichiarazione d’affetto ricevendone in cambio un sorriso prezioso.

Prima di lei, però, ha parlato Karen Swan. Una giovane attrice, Ivana Lotito l’ha introdotta leggendo qualche pagina del suo romanzo Un diamante da Tiffany. Io non l’avevo letto, snobbandolo perché in genere diffido dei best seller da supermercato.
Ora me ne sono fatta un’opinione più precisa e ancor meno lusinghiera, credo che ne abbiano fatto la fortuna titolo e copertina e personalmente ho trovato più interessante l’abito di shantung color oro della Lotito che l’ascolto in sé.

Però la Swan è stata molto carina.
Per la prima volta a Roma, vestita di rosa, con i suoi stivaloni bianchi pareva Barbie Dolcissima Autrice di Harmony. Ci ha salutato in italiano, sembrava sinceramente emozionata ed ascoltarla leggere nel suo inglese perfetto è stato un vero piacere.

Il brano era del suo nuovo romanzo. Spoiler! Spoiler! Un tizio muore di tumore al cervello; ha tenuta nascosta la malattia alla compagna con frasi del tipo “mi vado a stendere un po’, mi sento così così”, ma in compenso le ha lasciato una lettera postuma in cui spiega di avere un’altra famiglia da anni. Per questo non la sposava!!!
😯

Ricetta Rigenerante

2 Apr

Ingredienti per 1 persona:
1 mattina con il sole di un giorno prefestivo
1 villa storica bellissima e accogliente
1 sottofondo di cinguettii e corse sui prati
1 libro caro al cuore
1 gustosa colazione in un posticino tranquillo dove ci si possa fermare a leggere
1 mostra e/o 1 museo capaci di suscitare stupore
e se si vuole esagerare
Q.B. di shopping sofisticato in un bookshop museale.

Questa è la sua versione tipicamente romana, ma la ricetta è personalizzabile in base ai propri gusti, ai prodotti locali e a quel che offre la stagione.

Io ho miscelato con cura un sabato mattina di febbraio, L’ora del tè di Alexander McCall Smith e Villa Torlonia che da sola mi ha fornito: i prati, la Casina delle Civette, la mostra sulle ceramiche di Gio Ponti al Casino dei Principi, La Limonaia per la colazione ed il bookshop museale.

Essendo arrivata presto, troppo perché La Limonaia fosse aperta, per prima cosa ho visitato l’esposizione Gio Ponti il fascino della ceramica.
Gio Ponti era l’architetto milanese a cui nel 1923 fu affidata la direzione artistica della Società Ceramica Richard-Ginori.
La produzione della fabbrica all’epoca languiva limitandosi alle imitazioni e Ponti la rivoluzionò traendo ispirazione dall’arte antica, dalla prospettiva rinascimentale, dal Palladio e dal Neoclassicismo, ideando ceramiche di altissima qualità, bellissime, moderne ed ironiche.
Nel 1925 a Parigi la giuria dell’Esposizione Internazionale di Arti Decorative conferì alla ditta italiana il Grand Prix ed al prestigio si unì il successo commerciale perché la vendita del campionario fu straordinaria.
A questo proposito ho trovato molto istruttivo scoprire che il metodo di lavoro che Ponti introdusse nella Manifattura di Doccia non si limitava all’aspetto creativo, ma comprendeva lo studio della grafica dei cataloghi, degli annunci pubblicitari, delle etichette dei prezzi, dei marchi di fabbrica e della commerciabilità dei prodotti, nulla veniva da lui tralasciato. Per darvi un altro indizio su quanto fosse eclettica la personalità di questo architetto vi dirò che negli anni trenta disegnò le scene ed i costumi per il Teatro alla Scala.
Comunque, le opere esposte al Casino dei Principi erano davvero molto belle, alcune soprendenti. La coppa nella foto è inititolata Circo, è di porcellana bianca e oro con decoro nero e grigio.

Tornando alla mia gita, poco prima delle undici sono andata a fare colazione: una fetta di torta al cioccolato e un cappucino con cacao.
Il locale de La Limonaia è molto carino e luminoso, anche se un po’ caro. La musica non è invadente e il cappuccino è diverso dal solito. Molto buono.

Mi sono fermata un’oretta assaporando l’esperienza della lettura al tavolino, in una mano L’ora del tè, nell’altra il cappuccino.
La serie di romanzi con protagonista Precious Ramotswe è in assoluto la mia preferita. Ogni romanzo, puntualmente, mi commuove, non perché le avventure di questa investigatrice siano tristi, anzi, ma perché Alexander McCall Smith regala sempre qualche riga di pura saggezza.
I casi su cui la No.1 Ladies’ Detective Agency deve indagare sono solo un pretesto per conoscere meglio l’ambientazione africana in cui si muovono i personaggi. Non so che darei per prendere il tè in Botswana con la signora Ramotswe e la signorina Makutsi, di cui, devo confessarlo, sono appassionatamente innamorata!
Ecco un dialogo fra le due tratto dal romanzo, tradotto da Stefania Bertola.

“Vado a sgranchirmi le gambe” disse alla signorina Makutsi. “Sono stata seduta per troppo tempo.”
La signorina Makutsi sollevò lo sguardo dalla lettera che stava leggendo. “E’ un’ottima idea, signora. Se non si sgranchiscono le gambe, il sangue finisce tutto nei piedi e non ne resta abbastanza per la testa. Per questo molte persone sono stupide. Hanno troppo sangue nei piedi.”
La signora Ramotswe fissò la sua assistente. “E’ una teoria interessante, signorina Makutsi. Ma non sono sicura che sia del tutto fondata. Conosco persone molto intelligenti che stanno quasi sempre sedute. Pensi all’Università del Botswana. Lì le persone passano tutto il giorno sedute, ma sono molto intelligenti. E’ evidente che al loro cervello affluisce abbastanza sangue. No, signorina, non credo che le due cose siano correlate.”
La signorina Makutsi fece una smorfia. “Non le conviene mettersi contro la scienza” bofonchiò. “In molti hanno commesso il suo stesso errore.”

Prima di mezzogiorno sono entrata nella Casina delle Civette, che non manco mai di visitare perché le sue vetrate artistiche donano una luce speciale agli ambienti ed io ogni volta immagino di arredare a piacer mio le stanze.
Potete ammirare quest’edificio fatato nella prima foto e se non ci siete mai stati andate perché, almeno qui a Roma, non c’è nulla di simile!
In fine sono passata a trovare i gatti. Villa Torlonia ospita una colonia felina accudita, quindi dietro i cespugli, qui e là, nasconde dei piccoli comprensori, dei gattocondominii abitati da mici soddisfatti e pasciuti, dalla sfericità giottesca.

Ehm… Sì, sì, naturalmente ho fatto anche una capatina al bookshop.
Ecco il link al sito dei Musei di Villa Torlonia.

The big white

6 Feb

Nella neve, così insolita qui a Roma…

c’è chi ci si tuffa e torna lupo…

e chi non sopporta nemmeno di metterci le zampette!

In gita: Ad Decimum

18 Mag

La nostra ultima passeggiata domenicale ci ha visti discendere nel sottosuolo.

Appena fuori Roma, nel territorio del comune di Grottaferrata, si trova la catacomba che abbiamo visitato.
È chiamata Ad Decimum perché situata al decimo miglio dell’antica via Latina, che collegava Roma con i Colli Albani ed il sud della penisola e che corrisponde all’odierna via Anagnina. In questa zona, molto trafficata, sin dall’età repubblicana si trovava una stazione di posta e si sviluppò un villaggio.

Dalla seconda metà del III secolo la comunità locale, cresciuta e meglio organizzata, ebbe un proprio cimitero: la catacomba Ad Decimum, appunto.

Quest’ultima è da considerarsi speciale perché, pur essendo di dimensioni più modeste di altre, presenta quasi tutte le sepolture intatte. Vi si possono vedere delle magnifiche pitture e una sessantina di iscrizioni funerarie.

Fu scoperta solo nel 1903, durante dei lavori agricoli e il fango indurito che la ostruiva ne protesse l’interno dai saccheggi.
In seguito, i monaci dell’Abbazia di San Nilo di Grottaferrata comprarono il terreno occupandosi degli scavi archeologici, ultimati nel 1936. A partire dagli anni ’70 la catacomba fu aperta al pubblico in modo sistematico ed oggi è possibile visitarla insieme ad una delle guide volontarie dell’associazione Gruppo Archeologico Latino-Colli Albani “Bruno Martellotta”, questo è il link al loro sito.

Vi riporto anche orari e recapito telefonico, è meglio fare una chiamata prima di andare. Il biglietto intero costa 5 euro, il ridotto 3.
Da ottobre a marzo 10-12.30 / 15-17
da aprile a settembre 10-12.30 / 16-18.30.

La visita è interessante e suggestiva, ma bisogna coprirsi bene, perché pur trattandosi di soli 7-8 m di profondità, l’escursione termica è notevole e l’umidità è di quelle che… penetra nelle ossa.

Bzzz! Lo sciame si avvicinaaa!

6 Mag

link al sito ufficiale

Cristina Donà, che crede nei miracoli

1 Feb

Il nuovo album di Cristina Donà, preceduto dal singolo Miracoli, è uscito la settimana scorsa. Avvertita dalla sua newsletter ufficiale, ne ho approfittato per conoscerla di persona. La presentazione del cd, qui a Roma, si è svolta presso uno dei negozi Feltrinelli e lei per l’occasione ha tenuto un miniconcerto, cantando accompagnata al piano o alla chitarra da Saverio Lanza e regalando anche l’esecuzione di un paio di vecchi, amatissimi brani.

Detto fra noi, da un po’ di tempo a questa parte, mi sono messa alla ricerca sistematica di ogni possibile dettaglio di vita che mi faccia sentire BENE e Piccola faccia, il suo album precedente, è diventato uno dei miei cd preferiti, perché è assolutamente perfetto come sottofondo per cucire e contiene dei brani che sono vere poesie. Torno a casa a piedi è musicalmente più vario e non è da meno in quanto a bellezza.

Più forte del fuoco, In un soffio, Un esercito di alberi mi hanno conquistata al primo ascolto e confermano l’idea che mi ero fatta di un’artista sofisticata, sensibile ed intelligente. Ascoltare Cristina dal vivo, in un ambiente così piccolo e familiare, circondata dai libri è stato davvero emozionante.
L’ho ringraziata e mi sono pure fatta dedicare il cd! 😀

 

…per ogni nuova battaglia c’è una nota che ti canta in gola!

In gita: Eleonora Duse e Pat Carra al Vittoriano

20 Gen

Domenica scorsa, qui a Roma, era quasi primavera e lui ed io ne abbiamo approfittato per andare in centro subito dopo pranzo e visitare due mostre gratuite ed ormai prossime ad essere disallestite.

Fino al 23 gennaio il Complesso del Vittoriano ospita, nel Salone Centrale “Il viaggio di Eleonora Duse intorno al mondo” e nella Sala Zanardelli “PUNTO A CAPO di Pat Carra”.

Nell’esposizione sulla Duse è possibile vedere abiti, fotografie, locandine, lettere ed oggetti personali che accompagnavano l’attrice nei suoi viaggi.

I vestiti sono undici, fra gli altri, diversi di Mariano Fortuny ed uno di Paul Poiret.

Avevo riletto qualcosa su Eleonora Duse, preparandomi alla mostra, ma è stato emozionante capire dai giornali dell’epoca e dalla sua corrispondenza quanto si desse da fare per l’emancipazione femminile.

Oltre al suo impegno civile e agli abiti, ecco cosa mi ha colpito:

le parole di profonda ammirazione nelle lettere di Grazia Deledda e Luigi Pirandello;

il servizio da tè da viaggio;

la terminologia nella descrizione del manto, che vedete nella foto qui sopra…

 “Mariano Fortuny Manto 1910 ca. – Velluto operato su fondo raso color avorio dal decoro a medaglioni uniti da racemi stilizzati formanti girali di gusto orientalizzante”.

Visitare la seconda mostra prende poco tempo, ma, secondo me, vale sempre la pena di procurarsi un sorriso o una risata. Le vignette umoristiche di Pat Carra sono state riprodotte su tele di tessuti diversi con interessanti tecniche miste di ricamo e pittura su stoffa.

La mostra oltre ad avere uno scopo di sensibilizzazione sociale dedica uno spazio al progetto equo e solidale “Punto a capo Milano-Mumbai”, così è possibile comprare borse in cotone naturale con le vignette stampate e ricamate a mano dalle donne della Ong Lok Seva Sangam.

Lui, che non ha proprio-nulla-ma-nulla a che vedere con gli uomini presi di mira dall’umorismo cinico della Carra, me ne ha regalata una, quella con la fatina che vedete a sinistra nell’immagine sottostante.
Scommetto che sarebbe piaciuta anche ad Eleonora Duse!

In gita: Il Teatro alla Moda al Museo del Corso

11 Nov

Dal 5 novembre al 5 dicembre il Museo del Corso ospita una mostra molto bella: decine e decine di costumi teatrali realizzati da grandi stilisti insieme a bozzetti, figurini e qualche video relativo alle rappresentazioni.

L’ho visitata domenica scorsa e devo dire che sono esposti dei veri capolavori. Non avevo idea di quanto avessero realizzato per il teatro Capucci, Valentino, Armani, Gianni Versace, Missoni, Enrico Coveri, Alberta Ferretti, Antonio Marras, Romeo Gigli, Emanuel Ungaro, Fendi.

Colpa mia del resto, se il primo pannello didattico spiega che il rapporto fra moda e teatro inizia già nella seconda metà dell’Ottocento con le creazioni di Charles Frederick Worth, Paul Poiret, Mariano Fortuny, Lucile Duff-Gordon e si rafforza con Coco Chanel, che su invito di Sergej Pavlovič Djagilev disegna i costumi per Le Train Bleu, nuovo balletto per la mitica compagnia Les Ballets Russes.

La prima fra gli stilisti italiani a creare per il teatro fu Elsa Schiapparelli negli anni Trenta. Poi, nel 1980, fu la volta delle sorelle Fendi per la Traviata, rappresentata a Roma con la regia di Bolognini.
 
Il titolo della mostra, Il Teatro alla Moda, è un omaggio all’omonimo testo di Benedetto Marcello, compositore al quale è dedicato il Conservatorio di Venezia. La prima edizione del suo pamphlet risale al 1720. Benedetto Marcello, che non amava troppo l’opera lirica, ironizza su tutti i difetti di questo genere musicale e, pubblicando in forma anonima, fa del vero e proprio sarcasmo con allusioni specifiche a persone reali. La sua trattazione può considerarsi, non solo un testo satirico, ma anche un contributo alla storia dell’opera.
 
Comunque, gli abiti esposti sono opere difficilmente accessibili al pubblico perché di solito sono conservati nelle collezioni teatrali del Teatro alla Scala, del Piccolo di Milano, del Teatro dell’Opera di Roma, del Teatro Regio di Parma, del Teatro San Carlo di Napoli, o del National Opera di Washington D.C., oltre che nelle collezioni private degli artisti internazionali o delle case di moda.
 
Personalmente mi hanno sorpreso gli abiti di Capucci (che avevo già ammirato a Bracciano) e di Versace e me ne sarei strafelicemente andata portandomi via i costumi realizzati da Marras per Sogno di una notte di mezza estate nel 2008!
 
Qualche foto dei costumi potete vederla sul sito ufficiale della mostra: www.teatroallamoda.it.
Orari: tutti i giorni ore 10.00 – 20.00 (la biglietteria chiude alle ore 19.30). Biglietto intero € 8,00.